Uomo ed economia: “La ferita dell’altro” modello per la società

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Avellino – Economia e psicologia, un binomio non sempre semplice da capire ma profondamente attuale. Un filo sottile che lega le molte tematiche affrontate questa sera da imprenditori e professionisti senza trascurare l’essenza religiosa intrinseca nell’essere parte di una società. La presentazione del volume “La ferita dell’altro” di Luigino Bruni ridà al lettore l’immagine della nostra società che sta naufragando verso una condizione umana senza gioia, all’origine della quale vi è anche la grande illusione che il mercato possa farci incontrare l’altro e regalarci una convivenza senza dolore. Le tante esperienze di economia sociale, civile, di comunione, di ieri e di oggi, ci dicono questo: il mercato può diventare luogo di vero incontro con l’altro purché si apra alla gratuità, purché non fugga dalla ferita dell’altro. Ad aprire i lavori è stata Katia Petitto, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria: “Etica e sviluppo concorrono di pari passo. La classe imprenditoriale deve smettere di essere miope e guardare al profitto ed ai numeri in funzione lungimirante per il futuro”. Al tavolo dei partecipanti, oltre all’autore – docente di Economia Politica all’Università Bicocca di Milano – anche il presidente di Confindustria Silvio Sarno, il vescovo di Avellino monsignor Francesco Marino, lo psicoterapeuta Onofrio Scarpato ed il docente di Economia Internazionale dell’Università Sacro Cuore di Milano Raul Caruso che ha anche moderato gli interventi. La parola, nella gremita sala Umberto Agnelli del quartier generale degli industriali di via Palatucci, è poi passata a Marco Argenio, rappresentante delle associazioni Penisola e Koinon tra le promotrici dell’evento insieme alla Diocesi di Avellino e l’Eco Resolution Economia e Ambiente. “Bisogna agire con interventi sociali che aiutino le persone emarginate – ha spiegato – e non fuggire. La ferita dell’altro è la nostra libertà alle prese con le logiche del pro profit e no profit. Non bisogna considerarsi parte di un tutto isolato dal mondo, ma un insieme di soggettività che fanno del mercato un punto di incontro”. Ci sono un’immagine e un’intuizione all’origine di questo testo: l’immagine è il combattimento di Giacobbe con l’angelo narrato dal libro 32 della Genesi e l’intuizione correlata è l’indissolubile legame presente in ogni autentico rapporto umano tra “ferita” e “benedizione” . Sono queste, in sintesi, le parole del vescovo di Avellino monsignor Marino che ha posto l’accento sull’aspetto religioso dell’intimo legame tra uomini che fanno parte della società. Dettagliata ed analitica l’esposizione di Onofrio Scarpato. “Questo libro documenta che il progetto di un’economia civile, di un’economia cioè fondata su un impianto ternario – scambio di equivalenti, redistribuzione, reciprocità asimmetrica – è fattualmente possibile. E questo apre alla speranza, la quale non riguarda solamente il futuro, ma anche il presente, perché abbiamo necessità di sapere che le nostre opere hanno un senso e un valore. Il libro di Bruni parla contro la malinconia, contro quella condizione dello spirito che nasce dallo scarto tra l’esperienza e l’attesa, e la cui conseguenza certa è quella di arrestare il progresso, sia morale sia economico, di una comunità. Ogni sguardo prospettico ha le sue radici. Bisogna pur sempre partire da un luogo per esplorare quanto si offre allo sguardo. Nessuno abita in nessun luogo. Il carisma dell’unità del movimento dei focolari e l’esperienza aurorale dell’economia di comunione sono, per Bruni, questo luogo. L’idea di fondo che percorre il volume può essere resa così: l’altro è limite al mio avere, ma necessario al mio essere. L’altro è, ad un tempo, sofferenza e benedizione; ma mentre la sofferenza ha a che vedere con la dimensione dell’avere, la benedizione tocca quella dell’essere. Meglio dunque soffrire che non aver amato. La consapevolezza dell’altro ci fa scoprire la nostra soggettività e la conseguente paura dell’altro. Prima ci si rifugiava in Dio per sconfiggere ogni male, adesso nel mercato. Ma per poter uscire da questa condizione, l’uomo deve relazionarsi con l’altro, mediarsi e ritrovare quella motivazione condivisa che porta all’intersoggettività. In definitiva, la mia ferita si apre quando mi pongo verso l’altro”. L’intervento di Silvio Sarno si è incentrato sull’argomento caldo del momento: la crisi economica che sta attraversando l’Italia. “Se ci siamo inoltrati verso questo periodo di buio, la causa è da addebitare alla mancanza di etica di banche ed imprese che hanno truffato tutti. La crisi è stata sottovalutata da economisti e governi ed il risultato è sotto gli occhi di tutti. Bisogna riportare l’etica nelle imprese ed adottare la strategia della trasparenza se si vogliono cavalcare i mercati. Il connubio modello di impresa sociale e modello sociale può trovare una base se le aziende riusciranno a sganciarsi dall’idea di essere patrimonio e non istituzione”. E due sono stati gli esempi pratici condotti da Sarno: il caso Fiat ed il caso Ferrero. “La Fiat, azienda leader nella produzione automobilistica, ha avuto manager spregiudicati che hanno esportato i principi degli Agnelli in altri luoghi creando imprese che hanno danneggiato la casa-madre. Il risultato è stata la ripetuta ricapitolazione dei beni Fiat che ha seguito le regole della globalizzazione piuttosto che guardare a cosa era stato fatto. La Ferrero, invece, ha agito al contrario. Non ha subito il fascino delle avances delle multinazionali, ha temuto l’incontro con la Borsa ed ha mantenuto costantemente le sue produzioni nonostante le insidie della Nestlè. Questo rappresenta un buon modello di impresa”. In sala: Mario Melchionna, segretario provinciale della Cisl, il Questore Antonio De Iesu, il Comandante dei Carabinieri Gianmarco Sottili, il Comandante della Guardia di Finanza Mario Imparato, Renato Ciampa dell’Eco Revolution e don Sergio Melillo, vicario del vescovo.

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