Roma– Con 281 voti a favore quelli della maggioranza di Governo, 196 contrari di Pd e Italia dei valori e 28 astenuti la Camera ha definitivamente approvato il decreto legge in materia di Università.
Esulta il Ministro Mariastella Gelmini, da mesi contestata da milioni di studenti, genitori e professori, che afferma: “L’Università oggi cambia!Verrà valorizzato il merito, premiati i giovani, affermata la gestione virtuosa degli atenei e introdotta più trasparenza nei concorsi all’Università per diventare professori o ricercatori”.
Solo gli atenei con i conti a posto potranno assumere nuovo personale: da oggi le università italiane che spendono più del 90% del Fondo di finanziamento ordinario (circa 26 su 58 secondo il recente rapporto del Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario statale) in stipendi non potranno bandire concorsi per docenti, ricercatori o personale amministrativo. Inoltre saranno proprio gli atenei più virtuosi a ricevere finanziamenti dal fondo straordinario della Finanziaria 2008. Per quanto riguarda i concorsi le commissioni saranno composte da 5 componenti: 4 sorteggiati da un elenco di commissari eletti a loro volta da una lista nazionale di ordinari del settore scientifico-disciplinare oggetto del bando e da 1 professore ordinario nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando. Sistema analogo per i ricercatori: tre professori, di cui due sorteggiati e uno nominato dall’ateneo che bandisce la selezione.
La neonata legge prevede anche delle norme “anti fannulloni”: dal nuovo anno, infatti, verrà costituita l’Anagrafe nazionale dei professori e ricercatori universitari che riporta per ogni soggetto l’elenco delle pubblicazioni scientifiche prodotte. A partire dal 2011, coloro che nel biennio precedente non avranno effettuato pubblicazioni scientifiche saranno esclusi dall’elenco dei professori che potranno fare parte delle commissioni giudicatrici dei concorsi. E, inoltre, si ritroveranno gli scatti stipendiali dimezzati. Se il Governo gioisce, l’opposizione reagisce duramente per bocca del vice capogruppo del Pd Marina Sereni che afferma: “L’università va cambiata, ma gli organismi internazionali ci dicono che la spesa per l’università del nostro paese è sottostimata, il contrario quindi degli sprechi raccontati dal governo attraverso una campagna propagandistica condotta contro gli atenei. La realtà – conclude Sereni – è che con i tagli previsti dal decreto 112 l’anno prossimo anche gli atenei virtuosi non saranno in grado di funzionare”.
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