Unioni Civili, don Vitaliano: “Ddl Cirinnà un diritto in più, omosessualità non è periferia esistenziale”

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Unioni Civili e Family day, lo Stivale mai come oggi è spaccato in due sulla questione.

Ad ampliare la divisione poi si sono messi i media e le varie iniziative popolari: la scritta luminosa sul Pirellone, i commenti di Mika e le frasi – ritenute omofobe – dell’allenatore del Napoli Sarri rivolte al collega interista Mancini.

Al Circo Massimo è pronta la manifestazione in difesa della famiglia e del diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà – appuntamento al 30 gennaio con tanto di polemiche sugli sconti forniti ai manifestanti da parte di Italo – intanto è slittato a martedì prossimo il voto sulle pregiudiziali e sulle sospensive presentate dalle opposizioni al ddl Cirinnà sulle Unioni civili. Così mentre il Senato si appresta a discutere il ddl Cirinnà, da Papa Francesco arrivano le seguenti dichiarazioni: “Non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”.

La mia idea di famiglia è quella tradizionale: mamma, papà e figli, quella cattolica testimoniata dalla Chiesa e dal Papa“, ha commentato a riguardo il parroco di Capocastello a Mercogliano, don Vitaliano Della Sala, il prete no-global irpino che marciò nel 2000 al Gay Pride.

“Mi sento un prete cattolico in uno Stato laico – spiega – per cui, così come fece Gesù, non mi sento di dover imporre la mia idea agli altri: ognuno è libero di costruire le proprie vite e la propria idea di nucleo familiare come vuole“.

La crociata portata avanti dai cattolici tradizionalisti non può imporre il volere della Chiesa ed estenderlo a chi sceglie strade diverse, don Vitaliano è sicuro a riguardo, “d’altronde – dice – ci sono questioni più importanti su cui l’occhio di questi cattolici non si pone, come la questione immigrati e la fossa comune del Mediterraneo con tantissime vittime anche tra i più giovani. Su queste tematiche scarseggiano le proteste e quelle che vengono fatte sono molto meno chiassose, nulla togliere al Family Day, chi sente di voler difendere la propria idea di famiglia è giusto che lo faccia, però vorrei che al tempo stesso i cristiani difendano anche i diritti degli immigrati o dei bambini che muoiono di fame“.

Per il parroco il ddl Cirinnà non andrà ad intaccare i valori tradizionalisti, “… sarà semplicemente garantito un diritto in più – continua – Esso non impone anche alle famiglie comuni di adottare questo stile di vita”.

Legge Cirinnà come un ulteriore passo verso uno Stato più libero, sempre mettendo i giusti paletti, ma don Vitaliano chiarisce anche la sua posizione riguardo la stepchild adoption: “una famiglia formata da due padri o da due madri non può non amare un bambino allo stesso modo in cui lo amerebbe un uomo ed una donna”.

E in tutto questo come si dovrebbe porre la Chiesa?

“L’omosessualità non deve essere periferia esistenziale, il gay o la lesbica non sono paria dell’umanità, la Chiesa dovrebbe difendere questi aspetti in nome dell’uguaglianza sociale. Nel 2000 sono stato al Gay Pride, cosa che mi ha comportato svariati problemi, ma non mi pento di averlo fatto, io mi sono schierato – da prete – all’accoglienza dei gay e alle loro rivendicazioni, ora da parte mia sarebbe stupido partecipare ad iniziative simili, o meglio sarebbe provocatorio in quanto non ci vedo tutta questa urgenza”.

All’occhio del prete di Mercogliano ci sono altre priorità al momento, nella sua visione sfilano le problematiche relative all’accoglienza degli immigrati e al loro diritto di asilo, anche per la Canderola non è sicura la sua partecipazione…

“I primi anni ho preso parte all’iniziativa dei femminielli devoti a Mamma Schiavona, ma adesso la situazione mi sembra tranquilla e pacifica per cui non so se ripeterò l’esperienza, ma qualora reputi che ci fosse ancora bisogno di schierarsi allora sarò in prima linea in difesa dei diritti degli omosessuali“.

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