Unione degli Studenti presenta uno studio sull’edilizia scolastica

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Il terremoto del 1980 ha significato un momento cruciale per la società irpina e regionale in tutte le sue sfaccettature dal sociale al politico. Il terremoto dell’ ottanta è stato un momento di distruzione generale che non fu solo quella visibile, case e palazzi spacciati per antisismici ma crollati come castelli di sabbia, ma anche civile a causa dei modelli e delle pratiche di ricostruzione. I grandi flussi di denaro arrivati in Campania come forma di solidarietà internazionale e di aiuti dello stato non sono diventati costruttori di rinascita e crescita del territorio ma di strutturazione e infiltrazione dei clan criminali nei rami dello stato. Quello che poteva essere una buona occasione per formare nei cittadini campani la visione di uno stato presente, che aiuta indiscriminatamente tutti, si è trasformata in disaffezione verso lo stato stesso che risultò invece incorporeo e colluso, teso a mantenere lo status quo e cieco rispetto le numerose ingiustizie che si manifestarono. I numerosi scandali venuti fuori dopo il terremoto dell’ Aquila sono segnali di ricorsi storici in cui, con la scusa delle emergenze, si sfruttano i momenti tragici per incrementare il clientelismo e indirizzare i fondi in maniera poco trasparente verso aziende e imprenditori “vicini” a chi detiene il potere. L’ Unione degli Studenti vuole ripartire da questa data simbolica per aprire un momento di discussione regionale ,al Carcere Borbonico di Avellino, su un problema quanto mai attuale : l’ edilizia scolastica. L’ esempio di Vito , studente torinese, morto a causa di un crollo nella propria scuola non è una tragica fatalità , ma la conseguenza di una politica che rincorre e cavalca le emergenza senza riuscire a interpretare e intervenire in maniera programmatica su una tematica che affligge da anni il nostro paese. Gli istituti scolastici cadono letteralmente a pezzi sul tutto il territorio nazionale, e in Campania la situazione diventa tragica ( dato il forte rischio sismico tipico della nostra regione )mentre manca completamente l’ intenzione di un intervento strutturale volto a mettere davvero in sicurezza i nostri edifici. Quando ci va bene si applicano dei piccoli interventi che più che risolvere qualcosa la nascondono agli occhi, mantenendo intatto il nostro senso di insicurezza. Noi vogliamo affermare con forza che non aspetteremo un alto studente morto, un’ altra scossa per portare alla luce i problemi delle nostre scuole! Vogliamo sentirci sicuri nei nostri istituti e non camminare guardando il soffitto e le pareti con una sguardo emblematico pensando “ Reggerà?” . Presenteremo i nostri risultati di una ricerca sugli istituti scolastici irpini portando alla luce problemi e mancanze delle volte sconvolgenti. Il dibattito sarà un momento di confronto non solo studentesco ma sociale e per questo desidereremo la partecipazione di quante più soggettività possibile, attente a questi problemi e che non si fanno offuscare dalla retorica del “va tutto bene , basta con gli allarmismi”. Ad Avellino nell’ 1980 ci fu una scossa che fece crollare tutto, che causò numerosissime vittime, poi ci fu la “ricostruzione”. Siamo pronti ad un’ altra scossa? L’Appuntamento è per il 23 Novembre alle ore 16:00 presso il Carcere Borbonico.

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