Un po’ di Irpinia in “NapoliNegra”. Vincenzo Sbrizzi racconta i “dannati della terra”

Un po’ di Irpinia in “NapoliNegra”. Vincenzo Sbrizzi racconta i “dannati della terra”

16 Luglio 2021

Alfredo Picariello – Ti segna dentro perché, in fondo, è vero quello che scrive l’autore. Nell’introduzione c’è un passaggio cruciale: “Parlare con queste persone mi ha fatto capire che in realtà i nazisti di oggi siamo noi. Lo sono anche io che non sto muovendo un dito. I campi di concentramento ci sono in Africa e nell’est Europa ma noi facciamo finta di non vederli. Noi non facciamo nulla. Io non faccio nulla”.

E’ maledettamente vero tutto questo. Tremendo. Il libro di Vincenzo Sbrizzi – giornalista professionista, collaboratore di Today e Napolitoday del gruppo Citynews, vincitore del Premio Giancarlo Siani 2020 – dal titolo “NapoliNegra”, ti sbatte in faccia, senza mezzi termini, la realtà. Le storie di Founeke, Abrar, Chris, Justina Pierre, Bechir, Adam, Ana, Idris, Paboy, Ernestine, Hadi, Oumar, Rachelle, Marian, Sheriff, Fata, Sophia ed altri, ti riportano con i piedi per terra e ti fanno capire tante cose. Ti riportano al mondo reale, ti parlano di uno o più spaccati che non sono poi così tanto lontani da noi.

Disperazione, miseria, guerre, torture, viaggi e, infine, speranza. Il bicchiere, ovviamente, non è sempre e soltanto mezzo vuoto. Sempre dalla prefazione: “C’è anche qualcun altro che ha fatto qualcosa per loro. Qualcosa di concreto, come accoglierli. A farlo è stata Napoli. Una città irregolare, clandestina, sporca, vittima  dello stigma da secoli. La amano perché è “negra” come loro, ma come loro non volterebbe mai le spalle a un povero”.

Il libro di Vincenzo Sbrizzi, prefazione di Isaia Sales, è da leggere tutto di un fiato. Magari, anche nelle scuole. Venticinque le storie. Che ti colpiscono come un pugno ti colpisce alla bocca dello stomaco. Storie di persone che hanno dovuto affrontare il mare per mettere in salvo la propria vita. Persone rapite e vendute come schiavi nel deserto. Persone che hanno visto la morte in faccia.

Sono i “dannati della terra”, come li definisce Isaia Sales, coloro che sono “forgiati dal dolore ma non dal rancore”. Sales scrive ancora: “E’ un libro che parla, che grida, che protesta, che angoscia, che scuote”.

Un libro, per dirla invece con l’autore, che entra nei dettagli di “una sofferenza che non è umana”.

C’è anche un po’ di Irpinia in “NapoliNegra”. Sbrizzi, infatti, racconta anche la storia di Dimitri, questo ragazzo così forte, con i capelli rasta, che ha dovuto affrontare il lager nel distretto di Bengasi, dove “sono tutti nudi, l’uno di fronte all’altro, ed escono da quelle celle solo una volta al giorno e per un unico motivo: fare la conta dei morti. Dimitri riesce a rimanere vivo in quell’inferno per due mesi”.

Dimitri oggi vive a Mercogliano e si divide tra la provincia di Avellino e Napoli.

“Mercogliano è una cittadina fredda e tranquilla, sembra una cittadina del Nord immersa nel verde, solo che si trova in Campania. Lui, Dimitri, riesce a convivere con Mercogliano e Napoli, due mondi così diversi tra di loro”.

E proprio a Mercogliano, domenica 18 luglio alle 17.30, nel piazzale antistante Farmacia “Nevola”- viale San Modestino, sarà presentato il libro di Sbrizzi, nell’ambito di “Vite in penombra” organizzato dall’associazione “Comunità Accogliente” con il patrocinio del Comune.

Previsti i saluti istituzionali di Elena Pagano, assessore alle Politiche sociali del Comune di Mercogliano, l’introduzione di Letizia Monaco, associazione “Comunità Accogliente” e gli interventi di Gennaro Avallone, docente Studi politici e sociali – Università di Salerno, Dimitri Meka Pierre, volontario dell’associazione “Comunità Accogliente” e protagonista, come detto, di una delle storie, Vincezo Sbrizzi, autore del libro.