Tragedia sull’A16, parla la vedova di Vito Daniele

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A venti giorni dalla tragedia avvenuta sull’A16, la vedova di Vito Daniele, il 37enne di Casamassima travolto da una bisarca dopo essersi fermato all’alt della Guardia di Finanza, chiede giustizia. Maria Zotti, 36 anni madre di tre figli di 11, 8 e 3 anni, è un fiume in piena. Reclama onestà e imparzialità. Non solo sul fronte giudiziario (la magistratura ha aperto un’inchiesta) ma anche in termini di trasparenza e solidarietà da parte dell’opinione pubblica. “Hanno ammazzato un uomo, un marito e un padre, non è giusto infangare il suo nome e farlo apparire un delinquente. In queste due settimane si sono sprecate parole. Teorie e tesi che non hanno niente di veritiero”. A cominciare dalla velocità. “La Guardia di Finanza, nonostante non fosse di sua competenza ma della Stradale, ha dichiarato che mio marito viaggiava a 180 Km/h. I primi rilievi, però, affermano il contrario”. E ancora. “Chi più delle Forze dell’Ordine avrebbe dovuto sapere che quel tratto di autostrada era estremamente rischioso? Bastava affiancarlo e condurlo nella prima area di servizio o magari al casello. E invece? È morto perché qualcuno ha deciso di fermarlo per strada, senza nessuna misura di sicurezza”. Nel bagagliaio di Vito Daniele sono state trovate le foto dei suoi tre bimbi, la biancheria e un regalo per la festa della mamma. “Era un pensiero per me – commenta commossa la signora Maria -. Lo hanno dipinto come un delinquente facendolo morire due volte, senza pensare di ferire un’intera famiglia già duramente colpita da una tragedia senza eguali. Il rapporto della Polizia Stradale parla di tre uomini presenti sul posto: il Tenente Russo, l’autista ucraino e Vito. Nessuno più. Non c’erano altri agenti, così come riportato dalla Guardia di Finanza e dai giornali. Mi chiedo, allora, perché continuare ad infierire su un padre di famiglia ucciso per negligenza?”. (mari.mo)

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