Tragedia di Sant’Angelo all’Esca: i ‘dubbi’ della Cgil

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Sulla morte dei due operai avvenuta ieri a Sant’Angelo all’Esca, interviene con un documento il segretario della Fillea di Avellino, Antonio Famiglietti, denunciando tutti i dubbi ancora irrisolti sulla tragedia. Nel comunicato viene messo in evidenza “lo scaricabarile delle responsabilità – che a dire del rappresentante sindacale – a tutti gli effetti è un grave incidente sul luogo di lavoro e nel quale sono ravvisabili inadempienze, e soprattutto menefreghismo”. Documento duro e senza peli sulla lingua, quello di Famiglietti, anche per le seguenti considerazioni: “Normalmente i lavoratori utilizzavano la struttura crollata come sala mensa o luogo dove consumare i pasti, mentre le più elementari leggi sulla sicurezza indicano che tali spazi vanno individuati preventivamente all’inizio dei lavori e devono essere conformi alle norme che tutelano la salute dei lavoratori”. I ‘dubbi’ si concentrano anche sul linguaggio usato a seguito della tragedia, che a dire della Fillea “non è una fatalità… chi afferma ciò dovrebbe rispondere prima alla propria coscienza e poi agli organi investigativi”. Infine il rappresentante sindacale chiama in causa “l’Asl di Ariano con il dipartimento di prevenzione e sicurezza che conta ben 23 addetti, 11 dei quali assegnati al settore dell’edilizia, con una disponibilità di mezzi ed organico che nessuna provincia della Campania può vantare”. L’interrogativo riguarda il controllo e le risultanze dell’eventuale ispezione sul cantiere di Sant’Angelo all’Esca da parte dei tecnici dell’Asl di Ariano. Famiglietti nella nota punta infine il dito sulla carente cultura della sicurezza, che ancora una volta vede soccombere i lavoratori gettando tante famiglie nella disperazione e nel dolore.

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