Avellino – Festeggerà il suo compleanno in tournée al fianco di Leo Gullotta in “L’uomo, la bestia e la virtù”. Ventiquattro anni, sabato prossimo, mamma casalinga, papà minatore in pensione, una sorella Samantha, più piccola di tre anni. Armando Pizzuti, smessi i panni del secchione in ‘Notte prima degli esami’, oggi si fa largo nel mondo dello spettacolo. Con l’ultima irpina (al teatro Gesualdo) della commedia-tragica pirandelliana, il giovanissimo attore isernino continua a macinare chilometri per attestarsi sulla scena dello show business nazionale. E perché no… internazionale. Il suo sogno resta l’America. Intanto, tra un ciak e l’altro, calca le tavole del palcoscenico insieme ad un istrionico Gullotta e trova il tempo per rilasciarci un’intervista. Lo spettacolo, diretto da Fabio Grossi e ricco di un cast d’eccezione, sottolinea i meccanismi della pochade e insinua l’amarezza del conflitto tra apparenza e sostanza. Una satira graffiante dalla quale uomo e virtù escono sconfitte.
Ne “L’uomo, la bestia e la virtù” interpreti il ruolo di un fannullone. Praticamente l’opposto del secchione di Brizzi che ti ha reso celebre. Qual è stato il tuo rapporto con la scuola?
“Passavo il tempo a fotocopiare le pagine dei libri che mi sarebbero servite per i compiti in classe. Durante le interrogazioni i professori erano disperati. Ma sono riuscito sempre a cavarmela portando a casa un risultato, alla maturità, di tutto rispetto”.
Difficile calarti allora nei panni del secchione?
“Divertente. Prendevo come modello un mio compagno di classe, praticamente identico. Oltretutto il mio era un personaggio così stereotipato (occhialoni, capelli lustrati, etc.) che diventava facile immedesimarsi nella parte”.
Dal liceo scientifico al cinema: il passo è stato breve?
“Per uno come me, che sognava di fare l’attore sin da piccolissimo, sì. I miei genitori speravano nella laurea. Mi sono iscritto alla facoltà di Scienze Politiche a Roma, ma l’esperienza è durata sei mesi, con un esame nel cassetto. Alla fine ho deciso di buttarmi anima e corpo nella recitazione: ho frequentato la scuola di Beatrice Bracco e l’anno scorso mi sono diplomato. Intanto giravo per le produzioni lasciando le mie foto. Così mi hanno chiamato per il provino di ‘Notte prima degli esami’”.
Un successo che avrà un seguito. State già lavorando per il sequel che uscirà a febbraio…
“Un newquel. Abbiamo coniato questo termine perché sarà molto diverso dal primo. A cominciare dalla sequenza temporale: un salto di venti anni. Dall’86 al 2006. Insomma un ‘Notte prima degli esami oggi’ che segue un corso tutto suo. Praticamente tutto quello che la gente non si aspetta da un sequel”.
Attualmente sei sugli schermi di Canale 5 con La Freccia Nera. Quali sono i tuoi prossimi impegni?
“Stiamo girando nel Sannio una docu-fiction Rai, ‘Goodbye Benevento’, prodotta dalla Regione Campania e dalla Provincia di Benevento, scritta dal giornalista Puccio Corona per la regia di Elvira Grilli. Protagonista della storia, ambientata negli anni sessanta, Carlo, giovane ragazzo emigrato, insieme alla famiglia, negli States in cerca di fortuna. Ormai adulto riesce a realizzare il ‘sogno americano’: alla guida dell’azienda edile del padre, Carlo si arricchisce. 46 anni dopo, però, decide di tornare nei luoghi della sua povera infanzia insieme alla moglie Rosalyn (scrittrice ed insegnante di storia dell’arte) e al figlio (in questo caso io) Frank (giovane ingegnere aerospaziale). Una bellissima esperienza che mi ha dato la possibilità di conoscere il Sannio, i suoi luoghi suggestivi e il suo calore. Mi sono sentito quasi a casa… a Carpinone in provincia di Isernia dove vive la mia famiglia e dove mi piace tornare appena posso”.
Qual è il tuo rapporto con gli affetti…
“Sono molto importanti. Sono molto legato alla mia famiglia che mi ha sempre seguito e sostenuto. Anche quando la tenacia lasciava il passo alla delusione. Ma non mi sono mai arreso. Il calore delle persone che mi vogliono bene, l’impegno e la serietà che metto nel mio lavoro, mi spingono a credere che se vuoi davvero una cosa, prima o poi riuscirai ad ottenerla”.
Come ti vedi tra vent’anni?
“Uguale. Con vent’anni in più, con un sogno professionale realizzato e… magari con qualche bambino”. (di Marianna Morante)
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