Tirata del Carro, la lettera-appello di Don Remigio: ritrovare l’unità per le future generazioni

0
410

MIRABELLA ECLANO- “Ritroviamo l’unità, accogliamo con rispetto le valutazioni tecniche relative a criticità tempi e modi di intervento, ma non permettiamo che dissensi o risentimenti conducano all’estinzione di una tradizione che, al di là del folklore, rappresenta un’autentica espressione della fede del nostro
popolo, alimenta la devozione e consegna ai giovani un segno e il senso di appartenenza alla nostra comunità”. E’ l’accorato appello che in una lettera aperta, il Parroco Don Remigio ha voluto rivolgere al Sindaco e all’Amministrazione comunale, alla famiglia Faugno e ai Carristi, al Presidente della Fondazione “II Carro ETS” e alla comunità tutta sulla “ferita” aperta dallo stop dopo 103 anni alla Tirata del Carro a Mirabella Eclano. “Carissimi fratelli e sorelle- scrive Don Remigio- come ogni eclanese vivo con angoscia e apprensione i giorni difficili che la nostra città sta affrontando e avverto il peso dell’enorme ferita che le vicende legate al Carro arrecano all’intera comunità, ai credenti e non credenti, ai residenti e ai lontani, che ogni anno attendono settembre per
rinnovare l’atto di affidamento alla Madre Addolorata e rivivere l’emozione
della Tirata”. E ha ripercorso la storia di fede legata alla Tirata del Carro: “Tutti noi riconosciamo nell’Obelisco di grano un segno identitario, nonché un immenso patrimonio di religiosità, arte e cultura, concepito dalla fede autentica e profonda e dal sacrificio generoso di coloro che ci hanno preceduti. La nostra storia ci insegna che il popolo eclanese ha voluto e saputo farne il simbolo più prezioso e visibile di unità attraverso scelte precise e condivise, infatti, dalle semplici carrette colme di covoni che nel 1600 si muovevano dalle varie contrade per recare le offerte di ringraziamento alla Vergine, nel 1700, grazie alle famiglie Crecco e Cappuccio,.fortemente devote all’Addolorata, si volle passare a un’offerta collettiva.con un solo carro, che successivamente cominciò a essere decorato nella parte anteriore con spighe intrecciate in maniera artistica da molte
sapienti mani e tanti artigiani che, nei secoli, si sono avvicendati per custodire memoria e devozione: i Martini, Capodanno, D’Amore, fino alla
famiglia Faugno..È commovente pensare che, con minori mezzi e tanti sacrifici, sono
riusciti a tramandare e consegnarci non soltanto la tradizione, ma una testimonianza viva di fede e di comunione
Come guida spirituale di questa comunità sento perciò il dovere e il bisogno di rivolgermi a ognuno di voi, perché, ritrovando il significato più vero e profondo dell’allestimento del Carro dedicato a Maria Santissima Addolorata, sentiate che oggi, tutti insieme, siamo chiamati a raccogliere con gratitudine il testimone per trasmetterlo alle generazioni future
Per questo, desidero rivolgere a tutti un accorato appello: ritroviamo l’unità, accogliamo con rispetto le valutazioni tecniche relative a criticità tempi e modi di intervento, ma non permettiamo che dissensi onrisentimenti conducano all’estinzione di una tradizione che, al di là del folklore, rappresenta un’autentica espressione della fede del nostro
popolo, alimenta la devozione e consegna ai giovani un segno e il senso di appartenenza alla nostra comunità
Lasciare che tale patrimonio venga meno a causa di disguidi superabili, significherebbe privare la nostra Chiesa di una parte significativa della sua memoria della sua identità. Non sono mancati e non mancheranno da parte mia gesti e parole costruttive, disponibilità a discuterne ancora, nella speranza di disegnare una prospettiva e una visione per il futuro. Confidando nella collaborazione e nella disponibilità di tutti, affido questo
cammino all’intercessione della Beata Vergine Maria, nostra Patrona e
faro della fede di questa comunità e, umilmente unito a Lei, invoco su tutti
voi la benedizione del Signore”.