![]()
Raffaele in redazione ci fa osservare il suo album collezione. Ci sono ritagli di giornale, annuali della promozione in B, fotografie, la sua vita da lupacchiotto incallito. Ordinato, preciso, le conserva come delle reliquie. E se ti aspetti un tifoso da curva, il piccolo Raffaele ci smentisce: “Vado in Tribuna Montevergine a vedere la partita, preferisco lì perché in curva non si vede molto bene, ma appena sarò più grande mi sposterò in Tribuna Terminio, semmai andando con gli amici e non più con papà”.
Sulla squadra dice: “Non capisco perché c’è sempre qualcuno che critica. I calciatori vanno incoraggiati sempre. Nessuno si sarebbe aspettato questo momento magico, ciò dimostra il buon lavoro fatto dal direttore sportivo Enzo De Vito e dalla società della famiglia Taccone”. Ma un suo idolo il piccolo Raffale pure lo avrà. “Biancolino per me rappresenta l’icona della squadra. Quando andò a giocare a Salerno ci rimasi male. Venne a scuola e disse che tifava Juventus. Mi ferì un pochino, ma poi rivederlo di nuovo con la maglia dell’Avellino ha ripagato quel periodo triste per me”. Dal punto di vista calcistico apprezza molto Eros Schiavon. “Gioca nel mio stesso ruolo, detta i tempi a centrocampo in modo delizioso. Il gruppo comunque è l’arma in più. Poi Rastelli è un motivatore e un ottimo mister. I playoff non ci sfuggiranno.” Raffaele dà anche un consiglio: “ci vuole maggior carattere e cattiveria. Speriamo di vincere tutte le partite in casa da qui alla fine, così l’obiettivo playoff sarà alla nostra portata. Perché non sognare la Serie A? Così faremo penare un po’ i salernitani…”