Terzo mandato – Eugenio Salvatore: “Nulla di nuovo dalla Cassazione”

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“La sentenza della Corte di Cassazione, che ha sancito la decadenza del Sindaco di Castelbottaccio (CB), non aggiunge nulla di nuovo a quanto espressamente fino ad ora sostenuto dall’ANCI e dall’ANPCI, nonchè da noi sindaci candidati al terzo mandato”. E’ la posizione del sindaco di Casalbore Eugenio Salvatore, all’indomani della sentenza della Cassazione in merito al terzo mandato. Un argomento a cui, a detta dello stesso Salvatore, è stata data troppa enfasi. “…infatti – spiega – la sentenza in esame non fa altro che sancire la decadenza del sindaco, ma non scioglie il Consiglio Comunale e pertanto le funzioni del Sindaco vengono portate avanti dal Vice Sindaco, almeno fino alla prossima tornata elettorale. In realtà, nel caso specifico, già prima della sentenza della cassazione, la corte di appello di Campobasso aveva sancito la decadenza del sindaco con sentenza esecutiva. Quindi quel Sindaco già era stato sostituito dal vice sindaco. Vi è di più. Il Prefetto di Campobasso, in presenza del ricorso alla Cassazione che si è appena concluso, non aveva indetto nuove elezioni in quel Comune dopo il II grado, facendo saltare la tornata elettorale del 28 e 29 maggio prossimi perchè, appunto, pendeva tale ricorso, Tale atteggiamento permette di affermare che vi c’è stato un riconoscimento istituzionale, anche se implicito, della situazione di incertezza in cui versa la materia. Ed è proprio sull’incertezza della materia che l’ANCI e l’ANPCI insistono, ossia sul fatto che pur essendo vietato il terzo mandato, c’è un vuoto normativo che permette (ed è il caso del sindaco molisano ma anche del Sindaco di Salerano Canavese, Elio Ottino) ad un Sindaco di rivestire per la terza volta la carica, anche se per un tempo limitato. In altre parole, si chiede al legislatore di chiarire definitivamente la posizione rispetto al terzo mandato che sul piano politico trova tutti d’accordo (da destra a sinistra) ma sul piano pratico ha subìto rinvii non più sopportabili. Sorvoliamo in questa sede il fatto che più Regioni a statuto speciale hanno già eliminato tale limite determinando di fatto una disparità di trattamento che chiama in causa ancora una volta l’articolo 51 non del Testo Unico ma, questa volta, della Costituzione Italiana, che molti organi di informazione, prima di commentare, farebbero bene a rileggersi”.

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