Montella – E’ da qualche giorno che impazza la sarabanda delle ‘idee’ per lo sviluppo dell’Irpinia, in coincidenza con importanti scelte che la Regione Campania è obbligata a fare per poter poi utilizzare le risorse dei Fondi di coesione 2007/2013. “La sensazione – spiega Nicola Di Iorio, presidente della Comunità Montana Terminio Cervialto – è quella di un confronto tra demiurghi affetti da miopia, ciascuno con la propria alchimia”. Ma su questo c’è qualcosa da dire: “L’esperienza dei Progetti Integrati Territoriali in provincia di Avellino non è ancora misurabile in quanto essi sono ancora in corso di realizzazione e se ci sono alcune difficoltà di spesa sono dovute esclusivamente ad una cronica inefficienza di comparti ben precisi della stessa Regione Campania. Il 2006 si è consumato nella discussione sul Piano Territoriale Regionale, eppure, non una delle osservazioni prodotte dal territorio irpino sembra essere stata recepita dalla giunta regionale. Rispetto alle ipotesi che si vanno affacciando sul territorio provinciale, ve n’è una che è veramente singolare, non tanto per la sua finalità, ma per il fatto che, attraverso la sua introduzione surrettizia, viene contrabbandato un nuovo studio di fattibilità come un’ipotesi realistica ed esecutiva di progettualità. Eppure solo due anni e mezzo fa è stato approvato e collaudato un ulteriore piano di fattibilità per la destagionalizzazione dei flussi turistici sul Laceno, ad opera della Provincia di Avellino, del Comune di Bagnoli Irpino e della Comunità Montana Terminio Cervialto, costato oltre 250mila euro. Non può che farmi enormemente piacere verificare che esistono delle forti attenzioni verso quel pezzo di territorio, ma sarei più felice se si potesse passare, almeno una volta dallo stadio della ipotesi pura alla più concreta attività di esecuzione delle opere. Il territorio ha dimostrato, pur in presenza di decisioni poco intelligibili di alcuni assessorati regionali che, quando è chiamato ad elaborare, è sempre in grado di fornire proposte valide ed interessanti. Quasi mai gli spunti proposti dal territorio sono stati presi in considerazione. La politica deve riappropriarsi del proprio legittimo ruolo di programmazione, evitando di abdicare in favore di un tecnicismo miope ed interessato. La nostra provincia ha bisogno di una grande stagione di confronto orientato anche all’individuazione di una caratterizzazione dello sviluppo che non può essere rappresentato solo da belle montagne, ameni centri storici, grandi vini e prodotti agricoli. Non è però delle briciole che la provincia di Avellino può accontentarsi. Né può rassegnarsi a questa marginalità nella quale viene in maniera coatta confinata”.
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