Telefonini in carcere col drone: 2 casi anche ad Avellino nell’inchiesta dell’Antimafia

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AVELLINO- Anche il carcere di Avellino era uno dei diciotto penitenziari dove arrivavano via drone i telefonini che un gruppo legato all’Alleanza di Secondigliano distribuiva in gran parte dei penitenziari italiani.

Due gli episodi documentati nella misura cautelare firmata dal Gip del Tribunale di Napoli Luca Della Ragione su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli (le indagini sono state coordinate dai pm Simona Rossi, Maria Sepe e Graziella Arlomede) e dalle indagini eseguite dalla Polizia di Stato (Squadra Mobile di Napoli e Frosinone), dal Ros dei Carabinieri e dal Nic della Polizia Penitenziaria coordinati dalla Procura di Napoli.

Entrambi gli episodi che riguardano Avellino sono datati febbraio 2022. Il primo l’otto febbraio quando, attraverso l’impiego di un drone che i due organizzatori ed in particolare il manovratore esperto scelto dal cartello di clan, Vincenzo Scognamiglio, che si occupava delle spedizioni approntando le consegne e in quelle due occasioni, come documentato dalle indagini, pilotava fino a giungere nella disponibilità del committente, il detenuto M.O, recluso nella Sezione Alta Sicurezza, introducendo indebitamente nell’istituto penitenziario di Avellino diversi telefoni cellulari idonei a comunicazioni con l’esterno.

Il secondo episodio è documentato invece il 19 febbraio del 2022. Sempre attraverso l’impiego di un drone che Scognamiglio pilotava fino a giungere nella disponibilità del committente, il detenuto M.O, anche in quella circostanza introduceva nell’istituto penitenziario di Avellino diversi telefoni cellulari idonei a comunicazioni con l’esterno.

Oltre ai reati legati alla introduzione dei telefonini in carcere, viene contestato dalla Distrettuale Antimafia anche l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di avvantaggiare, consolidandone il controllo degli istituti penitenziari un vero e proprio cartello criminale che avrebbe messo in piedi il giro di consegne. Quello che riguardava le organizzazioni mafiose di rispettiva appartenenza di tutti i soggetti coinvolti ed indagati, tutte collegate al cartello dell’Alleanza di Secondigliano, di cui il clan Licciardi fa parte insieme alle famiglie mafiose dei Continie dei Mallardo, cartello a cui sono legati da consolidati vincoli di alleanza i gruppi camorristici dei Lo Russo, della Vanella -Grassi.e dei Moccia, nonché, la consorteria mafiosa degli Esposito di Bagnoli e il gruppo camorristico denominato clan Amirante-Brunetti -Sibillo.

È quanto disvelato da una doppia inchiesta della Dda di Napoli che nella mattinata di oggi ha portato all’esecuzione di 32 misure cautelari. Le accuse, a vario titolo, sono associazione di tipo mafioso, estorsioni, traffico di stupefacenti, detenzione di armi da fuoco ed accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti.

A documentare i sorvoli del drone nelle due occasioni sul carcere di Avellino, le intercettazioni telefoniche e ambientali eseguite dagli investigatori e anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.