Sweet Disposition, la “collettiva” che mostra come la vulnerabilità non è fragilità

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AVELLINO- La vulnerabilità non è una debolezza ma può diventare resistenza e autenticità. E’ il messaggio della mostra collettiva che fino al 10 gennaio sarà ospitata nella Sala Grigia del Carcere Borbonico di Avellino. Sweet Disposition, questo è il tema della mostra collettiva che pone al centro la vulnerabilità, intesa non come fragilità ma come forma di resistenza e di autenticità. In esposizione le opere di Alfredo Mojo, Andrea Matarazzo, Carlo Petruzziello, Gabriele Simonetti, Giovanni Di Rosa, Giuseppe Picciocchi, Kree, Luigi Mallozzi, Mario Cecala, MR Francese, Rumore Bianco, Shubi Hubi, Stefano Buonavita e Sabrina Djelleoul. Il progetto nasce dal desiderio di indagare la vulnerabilità come spazio di forza e possibilità creativa: un territorio in cui la sensibilità diventa strumento di consapevolezza e gesto di apertura verso l’altro. In un presente dominato dall’urgenza di mostrarsi invulnerabili, Sweet Disposition invita a ripensare la fragilità come un atto di coraggio, una soglia da cui può germogliare una nuova forma di presenza. Le opere in mostra si intrecciano come frammenti di una narrazione condivisa, in cui linguaggi e visioni dialogano in equilibrio tra intimità e resistenza. La dolcezza evocata dal titolo si trasforma così in una postura etica e poetica, un modo di abitare il mondo con attenzione e profondità. Portare Sweet Disposition ad Avellino significa anche restituire alla città uno spazio di confronto e di bellezza, in un luogo fortemente simbolico come il Carcere Borbonico, dove la memoria del passato incontra la ricerca artistica del presente. Durante il periodo espositivo, una serie di eventi collaterali, incontri e momenti performativi accompagnerà la mostra, ampliandone il campo di riflessione e creando nuove connessioni tra arte, suono e parola.
Sweet Disposition invita il pubblico a un’esperienza immersiva e introspettiva, un viaggio nella vulnerabilità come condizione condivisa e generativa — punto di partenza per nuove forme di dialogo, empatia e sensibilità contemporanea.