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Il responso dell’indagine, com’è facile immaginare, non restituisce buone indicazioni per la Campania. La nostra regione non rientra nelle maglie nere della classifica – riservate alla Sardegna 18esima con 45 punti, alla Puglia penultima con 41 punti e alla Sicilia, che chiude con 38 punti – ma conferma ancora una volta come in fatto di crescita il Meridione paghi sempre quel gap atavico che lo divide dal resto del paese. La Campania è infatti 14esima con 48 punti insieme al Friuli Venezia Giulia, ma, ciò nonostante, è la prima del sud in graduatoria, seguita a ruota da Basilicata, Calabria e Molise. Nelle alte sfere trovano invece posto l’Abruzzo e la Toscana, staccate di ben 8 e 5 punti dalla capolista Trentino Alto Adige, che totalizza un rotondo 62.
Tra le curiosità dello studio, che verrà ufficialmente presentato a Firenze in una tre giorni che partirà il prossimo 25 novembre, spiccano sicuramente alcuni risultati parziali, come la leadership del Trentino in fatto di basso indice di disoccupazione, equa distribuzione del reddito e formazione permanente: elementi, che sommati, chiariscono indubbiamente il segreto del successo della regione settentrionale. Singolare anche il dato relativo ai titolari d’impresa con cittadinanza straniera, che vede primeggiare la Toscana e la speciale classifica delle risorse naturali, che premia le tante aree protette della Liguria, mentre al Piemonte vanno i consumi e produzioni sostenibili, grazie a un accorto mix di raccolta differenziata e industria biologica. E il sud? Resta ancora, come sempre o quasi, alla finestra.
Insomma: il mondo si avvia verso la sfida dello sviluppo sostenibile, l’Italia, con alterne fortune, prova ad attrezzarsi. A noi non resta che sperare, a quanto pare, di non perdere l’ennesimo treno.