Sviluppo, sanità, rifiuti: Stefano Caldoro e l’Irpinia che non c’è

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Forse Caldoro vive in un altro mondo. Il quadro della provincia di Avellino che emerge dalle considerazioni rilasciate dal numero uno di Palazzo Santa Lucia al “Corriere dell’Irpinia” è stupefacente. Quasi surreale. “Le aree interne non sono mortificate – premette -, basti pensare ai Grandi progetti approvati dall’Unione Europea. L’Irpinia – aggiunge – è centrale ed ha un ruolo strategico”. Partendo dallo sviluppo, insomma, sembra descrivere una realtà diametralmente opposta rispetto a quella percepita dai politici, tanto di destra quanto di sinistra, dai sindacati (tutti) e soprattutto dai cittadini irpini. Il Governatore cita i grandi progetti regionali: gli stessi sui quali i firmatari del Patto per lo sviluppo, dopo il bluff degli Stati Generali, sono ancora in attesa di comprendere, una volta e per tutte, quale sia il ruolo assegnato all’Irpinia. Nelle schede di delibera dei provvedimenti, infatti, la provincia figura in maniera a dir poco marginale.

Caldoro ricorda anche e con orgoglio l’egregio lavoro svolto in materia di sanità. “Organizziamo il sistema sanitario per garantire qualità delle prestazioni” – evidenzia – . E dove è finita la rete per le emergenze? Le forze sociali lamentano da mesi un’attuazione soltanto parziale del piano di rientro dal disavanzo. Alla chiusura dei presidi di Sant’Angelo e Bisaccia, insomma, non è seguita ad oggi alcuna misura sostitutiva per garantire i servizi ai cittadini. Eppure il Governatore insiste: “Ci devono essere soluzioni alternative. Non si può avere la pretesa di difendere un sistema che non ha funzionato. Non è detto che l’ospedale più vicino a casa sia quello che dà più garanzie. Al centro della riorganizzazione deve essere il cittadino”.

Per finire i rifiuti. Qui Caldoro si supera. Dopo aver disposto ben cinque ordinanze per lo sversamento in Irpinia dell’immondizia proveniente da Napoli e Salerno, il leader di Palazzo Santa Lucia rassicura: “Le ordinanza rappresentano uno strumento di intervento straordinario e per molti aspetti obbligatorio e previsto dalla legge. Ma non sono la soluzione definitiva. Bisogna costruire un ciclo dei rifiuti che funzioni, come in tutte le Regioni italiane”. Vuoi vedere che sia la volta buona? (di Flavio Coppola)

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