Avellino – “Lo sviluppo locale deve essere inteso come un processo che riconosce l’importanza della dimensione territoriale, sin dal punto di vista geografico (lo spazio) che sociale e culturale (le risorse umane); e riconosce agli attori locali la capacità (ma anche il potere) di valorizzare, con azioni innovative, le risorse locali collettive (tangibili e non), intrattenendo nello stesso tempo rapporti esogeni, al fine di produrre benefici che vengono mantenuti all’interno dell’area. Occorre un modello che preveda un approccio integrato dal basso che non privilegia più la sola dimensione economica ma punta alla riqualificazione dell’ambiente, al miglioramento della qualità di vita e al grado di integrazione sociale creando sinergie tra gli interventi”. Così Valerio Pisaniello, responsabile provinciale Enti locali Gd Avellino, che analizza i due programmi di sviluppo vigenti. “L’analisi proposta fa riferimento, in particolare, a due programmi di sviluppo, i Patti Territoriali Nazionali e i leader e l’attenzione si focalizza sui gruppi che hanno operato nelle regioni meridionali.
In letteratura e nei documenti della Comunità Europea si ritrova spesso rimarcato il concetto della partecipazione della comunità locale al processo di sviluppo. Esempio tipico i Gal che cercano da un lato di rafforzare l’identità locale e, dall’altro, di creare nuove reti di relazioni sul territorio tra gli attori, pubblici privati, e tra questi e i partenariati. Da qui l’importanza delle azioni promosse dai Gal per favorire la cooperazione, la creazione di filiere corte, e, in via generale, le creazioni di reti sul territorio capace di veicolare innovazioni, economiche, sociali e culturali. Gli stessi Patti Territoriali sono stati approvati e finanziati indipendentemente dalla loro validità complessiva, producendo in tal modo uno spreco di risorse finanziare. I progetti che fanno parte di un patto territoriale non dovrebbero essere valutati solo singolarmente e, quindi, con puri e soli criteri bancari, ma come facenti parte di un complesso integrato di progetti che hanno come obiettivo lo sviluppo di un determinato territorio. Le Amministrazioni locali, d’altro canto, devono avviare una riorganizzazione delle loro modalità operative, non avendo più solo funzioni di gestione amministrativa ma anche di gestione di una progettualità sul territorio in collaborazione con gli attori privati. Anni di finanziamenti al settore industriale, di contributi alle aziende per insediarsi nelle aree meridionali hanno rafforzato in molti amministratori pubblici meridionali la convinzione che l’unico sviluppo auspicabile fosse quello industriale. L’impianto di una grande impresa, magari del nord, infatti permetteva, in una sola volta, la creazione di numerosi posti di lavoro, non di rado consentendo agli amministratori locali di soddisfare le richieste, in primo luogo, dei propri elettori. Si riteneva che lo sviluppo rurale fosse uno sviluppo di “serie b” in quanto legato unicamente al comparto agricolo e che questo, in aree svantaggiate e marginali, non potesse fornire adeguati sostegni finanziari agli agricoltori. Parlando di sviluppo rurale e di Europa, appunto, non possiamo non menzionare i Psr (Progresso di sviluppo rurale) coofinanziati dai Feasr europei. Credo che questi strumenti possono essere oggetto di grande utilità, se diretti responsabilmente, come credo che possano rivelarsi un’arma letale per i nostri territori se usati in modo non adeguato. Dall’ultima esperienza dei Por 2000-2006, c’è da dire che la nostra regione ha registrato il tasso più alto d’imprenditori che abbiano riscosso utilità, non solo individuale, ma parlo di utilità territoriale in Italia. Assodato che governance globale e locale sono strettamente connesse, queste possono essere agevolate – in Italia – in gran parte dal federalismo fiscale. In tutto questo l’Irpinia gioca una grande partita. Del resto già in passato si sono avute grosse opportunità. In circa trent’anni si sono avute ben tre opportunità per rilanciare il Mezzogiorno, nonostante tutto. Negli anni settanta si attuava il “Progetto 21”; si stanziarono mille miliardi di lire per realizzare un grande raccordo tra le reti autostradali esistenti, in maniera tale da collegare aree costiere e zone interne tra Campania e Basilicata. Da poco c’è stata la ricorrenza del venticinquesimo anniversario del terremoto che devastò queste zone e la seconda pagina che fu voltata lo è stata proprio con il post-sisma dove si crearono le condizioni per far riemergere queste zone, con l’intera popolazione reduce dalla “sventurata calamità” con agevolazioni economiche, investimenti e di conseguenza posti di lavoro. Adesso c’è la terza opportunità che riguarda in particolar modo la piattaforma logistica che potrebbe far nascere il cosiddetto “triangolo produttivo” Avellino-Grottaminarda-Valle Caudina. Questo grazie alla realizzazione dell’asse attrezzato Paolisi- Piano d’Ardine che, finalmente, con la sua ultimazione, potrà far fuoriuscire la Valle Caudina da questa posizione di isolamento. Ma ciò sempre grazie ad una buona politica, soprattutto dei partiti. Chiarezza e precisione, seguire linee e progetti. E quando parlo di linee alludo anche all’Alto Calore servizi che in questa fase di precarietà, per via della privatizzazione dell’acqua, non segue una linea comune lacerando e penalizzando, di fatto, prima il Pd stesso, poi le amministrazioni e di conseguenza la società civile. Avellino si piazza tra i vari “corridoi europei” come punto strategico; la “porta d’Oriente” collegando il nord-Europa con l’Africa. Con i giusti investimenti e le giuste politiche, dettate da stabilità e coerenza, l’Irpinia, con l’annessione della Valle Caudina, si rafforzerà di “nuove braccia” che permetteranno di realizzare lavorazioni di materie prime intercettando i flussi europei e fungendo, così, da scalo tecnologico-logistico “naturale”. Questo servirà, una volta per tutte, a confermare il suo ruolo strategico scaturendo ricadute preziose in termini economici e sociali che permetteranno, di conseguenza, un incentivo al riscatto del Mezzogiorno fondamentale per l’economia nazionale pilastro, a sua volta, di un potenziamento europeo”.
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