Strenna di fine anno all’Asl di Avellino

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La stampa ha correttamente riportato quanto avvenuto nelle scorse settimane circa la riunione convocata dalla direzione generale dell’Asl di Avellino e nella quale i delegati del direttore generale non sono riusciti a fornire alcuna indicazione circa le linee organizzative dell’azienda tanto da costringere tutti i sindacati ad andare via dalla riunione. La FP CGIL riteneva che fosse la direzione generale a dover fornire indicazioni su come intende organizzare l’Azienda (parlare di riorganizzazione in un contesto non organizzato è particolarmente difficile). Ed invece, a fine anno, si scopre che, in realtà, non sono i grandi manager ed i funzionari a mettere in piedi l’organizzazione dell’Azienda sanitaria, bensì una società esterna. Infatti, in riferimento all’atto aziendale (strumento-madre per l’organizzazione), nonostante l’invio all’Asl da parte della struttura commissariale per il Piano di Rientro di “specifici indirizzi regionali per l’adozione degli atti aziendali, trasmessi nel corso dell’anno in diverse bozze sino all’ultimo Decreto Commissariale 135 del 10/10/2012”, è stato affidato ad una società di Arezzo la stesura dell’atto aziendale per la modica cifra di 25 mila Euro. La liquidazione a saldo dell’importo è avvenuta con deliberazione nr. 1686 del 10 dicembre reperibile sul sito dell’Asl. Di questa vicenda colpiscono due cose: 1) che dirigenti e funzionari lautamente retribuiti debbano affidare all’esterno la realizzazione di un atto di organizzazione dell’ente; 2) che le liquidazioni avvengono a lavoro terminato e che, per contro, l’atto aziendale dell’Asl di Avellino è ancora del tutto sconosciuto agli addetti ai lavori, sindacati compresi. La FP CGIL continua a chiedere con forza un confronto con l’azienda sul tema della organizzazione del servizio sanitario in provincia che, a nostro avviso, presenta più di qualche lacuna e numerose inadempienze del decreto 49. Ma, al momento, la direzione generale preferisce vantare alla grande stampa risultati raggiunti di cui, però, gli utenti del servizio sanitario irpino ,i lavoratori e le organizzazioni sindacali tardano a rendersi conto.

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