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“Siamo stati tra i primi a partire per l’Abruzzo, a mettere in moto nel nostro piccolo una carovana della solidarietà, a provare a raccontare la fatica di vivere e la voglia di ricominciare. Infatti, dopo il sisma in Abruzzo, l’Irpinia è stata individuata come paradigma negativo in assoluto. La stampa e l’opinione pubblica hanno citato cifre e casi esemplari di spreco e cattiva amministrazione, ma non hanno mai cercato di approfondire le dinamiche reali che hanno interessato le nostre aree terremotate. Diventa quindi ora più che mai necessario che le comunità terremotate, a ventinove anni di distanza, con gli strumenti della ricerca e coinvolgendo diverse discipline, si attrezzino per indagare in profondità su cosa è stato il terremoto e costruire una propria memoria. Abbiamo il dovere di mantenere viva la consapevolezza del rischio sismico; ormai i paesi sono stati ricostruiti e non ci sono più i riferimenti visivi che riportano alla mente la precarietà della ricostruzione. Le nuove generazioni, quindi, hanno bisogno di altri riferimenti per ricordare quell’evento e la prevenzione è l’arma più efficace per difendersi dai terremoti. In vista del trentennale, quindi, sarà opportuno mettere in rete tutte le diverse iniziative che verranno pensate sul territorio in vista del 23 novembre 2010, bisognerà evitare che gli eventi commemorativi siano fini a se stessi e superare i campanilismi e le partigianerie, perché un tema come la memoria del terremoto sia realmente patrimonio comune. E’ una scommessa, culturale e sociale, che le nostre aree non possono solo subire”.