Storie di morte, dolore e rinascita: il sisma raccontato dal Rouge

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Lioni – Il terremoto in Irpinia del 1980 è stato una delle più grandi tragedie del dopoguerra italiano. “C’è sempre un prima e un dopo a spaccarci la vita”, raccontano i ragazzi di Rouge spazi pubblici autogestiti, accingendosi a presentare assieme all’amministrazione comunale lionese, la messa in scena di racconti e storie, uno spettacolo teatrale che parla di un pezzo di storia dell’Italia del Sud. Dopo che la terra li aveva inghiottiti, seppellendoli sotto centinaia di anni di storia, sotto tonnellate di detriti della memoria, Compa Prisco e Compa Mostino tornano alla luce. Questa la trama a firma produzione CO.C.I.S. che porterà in quel di Lioni uno dei suoi ultimi lavori teatrali “Storie di terra,di suoni e di rumori” in programma sabato 21 novembre, alle ore 21.30 presso la sala consiliare del comune di Lioni.
“Siamo stati tra i primi a partire per l’Abruzzo, a mettere in moto nel nostro piccolo una carovana della solidarietà, a provare a raccontare la fatica di vivere e la voglia di ricominciare. Infatti, dopo il sisma in Abruzzo, l’Irpinia è stata individuata come paradigma negativo in assoluto. La stampa e l’opinione pubblica hanno citato cifre e casi esemplari di spreco e cattiva amministrazione, ma non hanno mai cercato di approfondire le dinamiche reali che hanno interessato le nostre aree terremotate. Diventa quindi ora più che mai necessario che le comunità terremotate, a ventinove anni di distanza, con gli strumenti della ricerca e coinvolgendo diverse discipline, si attrezzino per indagare in profondità su cosa è stato il terremoto e costruire una propria memoria. Abbiamo il dovere di mantenere viva la consapevolezza del rischio sismico; ormai i paesi sono stati ricostruiti e non ci sono più i riferimenti visivi che riportano alla mente la precarietà della ricostruzione. Le nuove generazioni, quindi, hanno bisogno di altri riferimenti per ricordare quell’evento e la prevenzione è l’arma più efficace per difendersi dai terremoti. In vista del trentennale, quindi, sarà opportuno mettere in rete tutte le diverse iniziative che verranno pensate sul territorio in vista del 23 novembre 2010, bisognerà evitare che gli eventi commemorativi siano fini a se stessi e superare i campanilismi e le partigianerie, perché un tema come la memoria del terremoto sia realmente patrimonio comune. E’ una scommessa, culturale e sociale, che le nostre aree non possono solo subire”.

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