Stadio non a norma: Pericolo si dimette e chiede scusa ai tifosi

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Calcio – ‘Vergogna’. È questa la parola gridata a gran voce dai tifosi biancoverdi. Ancora una volta per loro non ci sarà la possibilità di sostenere i propri colori. Il Partenio con il Bologna non riaprirà. Un polverone senza precedenti con un doppio risultato: stadio chiuso e… Pericolo si dimette. La notizia fa il giro tra gli Ultras che non ci stanno, non accettano il verdetto di Longhi. Niente supporter quindi, anche contro i felsinei: l’impianto di Via Zoccolari non riaprirà e così sarà anche con il Lecce, salvo colpi di scena ci sarà ancora molto da attendere. I tornelli sono stati installati in maniera errata, senza essere completati con le cabine di pre-filtraggio, elemento fondamentale in caso di fuga o di malore da parte di qualche tifoso in fila. Ma i problemi non terminano qui, mancano infatti anche due telecamere per l’apertura della Sala Goss (videosorveglianza) e alcune recinzioni esterne. “Longhi non ha voluto concedere lo stadio perché mancavano i preselettori, che per il Viminale sono necessari. Senza di essi lo stadio resterà chiuso – ha affermato Raffaele Pericolo, assessore allo Sport,che alla notizia ha deciso di rassegnare le proprie dimissioni – Quando ho capito che non c’era più niente da fare non ho fatto altro che recarmi al Comune per consegnare le mie dimissioni al sindaco. Mi sento responsabile perché sono stato l’assessore che ha dichiarato sempre che non c’era nessun problema e si sarebbe giocato: chiedo scusa ai tifosi ed alla città”. È da evidenziare anche che l’amministrazione comunale ha sempre predicato calma, affermando in più di una occasione che tutto sarebbe andato per il verso giusto, con il completamento dei lavori per il 15 settembre. Purtroppo, non è stato così. Resta l’amarezza dei tifosi, dell’opinione pubblica e dei tanti speranzosi che credevano nel ‘miracolo’. Questi sono i risultati purtroppo amari conseguenza di quando si tenta di costruire una casa senza le fondamenta o priva della porta di ingresso. Di chi è la colpa non possiamo saperlo, perché in tanti hanno lavorato al progetto. Per ora…non ci resta che piangere.
(di Sabino Giannattasio)

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