Sporting Accadìa, lo sfogo di Rivellini: “Società disorganizzata e calciatori indisciplinati”

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A due giorni dalla fine del rapporto lavorativo tra il tecnico ex Vitulano, Giuseppe Rivellini e il club di patron De Rosa, lo stesso ormai ex trainer ha fatto il punto sulla situazione, lamentando la scarsa organizzazione societaria della compagine pugliese.

“Esonero? Sono state fornite diverse versioni a riguardo – dichiara Rivellini – ma ci tengo a precisare che il rapporto lavorativo tra me e la società dello Sporting Accadìa è terminato di comune accordo tra me e i dirigenti del club. La mia esperienza al timone di questa squadra è stata catastrofica.

Ho dato per scontato che una società di Promozione, con giocatori importanti in rosa, avesse una buona organizzazione di base e, invece, non è stato così. Già il primo giorno di allenamento mi sono reso conto della carenze di attrezzature: campo scarsamente illuminato, non c’erano nemmeno i palloni. Problemi anche all’interno dello spogliatoio, giocatori indisciplinati, in più occasioni sono dovuto intervenire a dividerli.

Dopo la vittoria con il Ponte, ho deciso di parlare con il presidente delle carenze a livello di attrezzature e sembrava assecondarmi almeno in un primo momento. Il rapporto con il presidente, almeno all’inizio, sembrava ottimo, abbiamo anche scambiato opinioni relative al mercato invernale.

I problemi principali sono scaturiti dopo la gara di Paolisi, già la scelta di lasciare in panchina inizialmente Capodilupo non era stata digerita dalla società, poi nella ripresa quando ho sostituito Angelo Cela è successo il patatrac. A questo punto mi sono sentito screditare il mio lavoro di mister, intanto l’attrezzatura per gli allenamenti ancora non arrivava. La settimana dopo abbiamo fornito una delle migliori prestazioni stagionali, pur non vincendo, contro il San Martino. La situazione all’interno dello spogliatoio, intanto, era sempre peggio, giocatori che si ribellavano e la società che non prendeva alcuna iniziativa a riguardo.

Tirando le somme questi venti giorni sono stati da inferno e ho comunicato alla dirigenza la mia scelta di lasciare il club, in quanto in primis vi era palese mancanza di organizzazione e in più sono stati tutelati calciatori che invece andavano condannati. Non c’era neanche il ghiaccio in panchina, una situazione allucinante. Mai fatto allenamento con entrambi i portieri, non si potevano neanche provare degli schemi su palle inattive.

Non c’è alcun progetto in chiave futuro, si va avanti alla giornata, non so neanche come possono definirsi ‘società ambiziosa’. A queste condizioni sarebbe stato un miracolo soltanto salvarsi, ci tengo a precisare che è stata l’esperienza peggiore della mia vita, mai vista una disorganizzazione tale, specialmente per un club di Promozione. Un progetto si porta avanti giorno dopo giorno, è così che sono stato abituato a lavorare in tanti anni di carriera.”

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