SPECIALE / Carlo Alberto dalla Chiesa e l’Irpinia: quelle estati a Prata Principato Ultra

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Gli alberi di grosso fusto ed i vigneti non ci sono più. A casa del generale Carlo Alberto dalla Chiesa si produceva un ottimo vino, in tanti ancora lo ricordano. Non ci sono più le stalle, non c’è più nemmeno la piscina di famiglia che era quasi nascosta dai filari e dal mare di verde che si estendeva in lungo e in largo, per una pace ed una tranquillità ricercate per un intero anno e trovate in quella villa ogni estate.

Quella villa che quasi ti perdi a cercarla, che sembra lontana e dimenticata da Dio e dagli uomini, e che invece ti spalanca le porte del paradiso, un paradiso tutto irpino. Immersa nel verde e nel silenzio, lontana da città e rumori. E’ villa Dora, chiamata così perché si chiamava così la prima moglie del generale, Dora Fabbo, irpina di origine, il papà era di Prata Principato Ultra.

In quell’oasi di pace, Carlo Alberto e Dora si rifugiavano quasi ogni estate, nel mese di agosto in prevalenza. Oggi, di quella casa, non è rimasto molto, della sua fisionomia orginaria almeno. Soltanto i balconi sono uguali e anche una parte all’interno. Sono quasi come quelle di 40 anni fa, anche le stanze dove dormivano i figli Rita, Nando e Simona. Loro, i coniugi dalla Chiesa, andavano a riposare in mansarda.

Giù, c’erano un piccolo salone ed una cucina. E poi, uno specspazio coperto dove spesso, dalla Chiesa riceva anche le più alte cariche dello Stato. Oggi che rimane ben poco della casa del generale, è ancora un’emozione fortissima entrarci.

Carlo Alberto dalla Chiesa anche la sua ultima estate l’ha trascorsa in Irpinia. Quella del 1982. Tra i suoi ultimi ricordi, ci saranno sicuramente le verdi colline di Prata e la gentilezza dei suoi abitanti. Il 3 settembre di quell’anno fu, giusto 40 anni fa, venne assassinato a Palermo, nella strage di via Carini in cui morirono anche la seconda moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo.

Per volontà dei figli del generale, dopo qualche anno dalla sua morte, Villa Dora venne data in comodato d’uso a Casa sulla Roccia. Ed oggi la struttura tiene in vita quel seme di legalità che ha sempre contraddistinto la vita di dalla Chiesa, con un’attività di prevenzione e recupero dei tossicodipendenti, la maggior parte dei quali provenienti anche da altre provincie campane. Un’attività meritoria che fanno di villa Dora una delle migliori strutture del genere in Italia. Un’attività nata grazie a Casa sulla Roccia che, come si sa, svolge anche tantissime altre attività, come ad esempio l’accoglienza di donne vittime di violenza o, ancora, le adozioni internazionali.

Casa sulla Roccia ha ampliato villa Dora, aggiungendo altre costruzioni per ospitare le persone che necessitano degli interventi. Ha realizzato un lavoro enorme che da’ i suoi frutti, facendo sì che la casa continuasse ad essere un esempio da seguire, come ci ricordano anche le targhe dei nomi dei tanti innocenti vittime di mafia e camorra.

Anche Prata Principato Ultra ha legame sempre speciale con il generale. Basta parlare un po’ con gli abitanti, quelli un po’ più anziani, per rendersene conto. E poi, a dalla Chiesa sono intitolate anche una piazza ed una scuola. Prata e l’Irpinia non dimenticano, impossibile farlo. Oggi, a 40 anni dalla sua morte, il ricordo del Generale si fa ancora più forte. Noi, a villa Dora – grazie a casa sulla Roccia – ci siamo entrati.