Soppressione Ispsel – Disappunto di Melchionna sul decreto legge

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Avellino – Il recente decreto legge contenente misure urgenti in materia economica prevede all’art.7, come noto, la soppressione dell’Ispesl, Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro, e l’accorpamento delle sue competenze in materia di studi, ricerche, controllo del mercato, definizione di linee guida, in materia di salute e sicurezza e strategie di prevenzione nell’ambito dell’Inail. Sulla questione, che ha già sollevato la viva protesta del personale irpino dell’organismo, interviene il segretario generale provinciale della cisl, Mario Melchionna, che in una nota dichiara: “Non entro nelle ragioni economiche e di taglio della spesa pubblica che ne vorrebbero giustificare la soppressione quale ente inutile, ma mi chiedo se si è riflettuto a sufficienza su alcuni punti. Innanzitutto – spiega – si priva l’Italia dell’unico strumento tecnico che possiede in questo delicato settore e, di conseguenza la rende il solo paese in Europa e del mondo occidentale a non avere più un istituto di ricerca dedicato e di sostegno dell’azione di governo in materia di salute e sicurezza dei lavoratori. L’Ispesl, inoltre, è un istituto di valore nazionale ed internazionale e che fa parte della rete europea di istituti dell’Agenzia europea per la salute e la sicurezza del lavoro con sede a Bilbao, e la cultura, le tradizioni e le competenze di prevenzione dell’organismo non hanno nulla a che vedere con le competenze assicurative e risarcitorie dell’Inail. Infine – aggiunge Melchionna – se una operazione andava fatta era quella di rafforzare nell’Ispesl il ruolo e la partecipazione delle parti sociali. La tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori non possono essere occasione di emozioni solo in presenza di gravi incidenti o essere oggetto di semplificazioni organizzative per ragioni di bilancio. Anche le imprese sono tentate di tagliare sulla sicurezza quando vogliono vincere la concorrenza sul mercato e ridurre i costi. Come Cisl irpina abbiamo sempre detto che questo non è accettabile e che la salute dei lavoratori non si baratta con esigenze di costi. Pertanto chiediamo al governo – conclude – di modificare il decreto legge!”.

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