Sommerso: in Irpinia 1 lavoratore su 5 è in nero

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Un lavoratore su cinque nel Mezzogiorno è in nero. Il doppio rispetto al Centro-Nord. Pur mantenendosi stabile negli ultimi anni a livello nazionale, il fenomeno del sommerso continua ad allarmare il Sud, raggiungendo picchi decisamente elevati. In Calabria il 32 per cento della forza lavoro è irregolare, mentre in Campania ed in Sicilia la percentuale scende rispettivamente al 23,6 ed al 25,3. In particolare per la nostra provincia esistono dati anomali di consumo che lasciano intuire la presenza di prestazioni irregolari. “E’ alquanto eloquente – spiega il segretario generale della Cisl, Enrico Ferrara – il dato evidenziato in provincia di Avellino che rileva un notevole consumo di beni secondari, come i cellulari, rispetto al basso tasso di occupazione. Fatto che testimonia l’esistenza di un’economia sommersa in Irpinia. Problema che non si risolverà fino a quando non si riuscirà a porre fine alla dilagante offerta di lavoro nero. La soluzione consisterebbe nel creare piuttosto opportunità di impiego regolare così da porre un freno alle sacche di delinquenza e illegalità che remano contro il vero sviluppo”. Tornando ai dati Svimez, l’esercito dei lavoratori in nero italiani conta 3,3 milioni di persone (1,5 milioni al sud e 1,8 al Centro-Nord) -osserva il notiziario economico-statistico- concentrate particolarmente nel settore dei servizi, con 2,3 milioni di lavoratori irregolari, ed in quello agricolo. Comparto, quest’ultimo, che vanta il tasso di irregolarità più alto (32,8). Nel 2004, il 13,5 dei lavoratori italiani risultava irregolare, in linea con quanto registrato nel 2003. Una nota negativa comunque esiste: lo scorso anno il trend di contrazione del sommerso in atto dal 2000 si è interrotto. ”L’interruzione di tale trend nel 2004 – evidenzia Svimez – costituisce un importante campanello di allarme se si considera la sfavorevole congiuntura economica che sta attraversando il paese”. A consentire al sommerso di rialzare la testa è proprio il Mezzogiorno. Se, infatti, fra il 2001 ed il 2003 nel Centro-Nord il tasso di irregolarità si è ridotto del 2 per cento, nel Sud è rimasto sostanzialmente invariato. ”Il dualismo del mercato del lavoro italiano” è ancor più evidente se si osservano le rilevazioni degli ultimi otto anni: al Sud, già tradizionalmente interessato da tassi di irregolarità assai più elevati che nel centro-nord, fra il 1996 ed il 2004 le unità di lavoro irregolari sono cresciute del 17,9%, con un incremento in valore assoluto di 233.000 unita. Nello stesso periodo al Centro-Nord, invece, si è assistito ad un calo del 9,9%, pari a 194.000 unità. ”Dunque, in un contesto di crescita complessiva dell’occupazione meridionale di 428.000 unità, il 50% di tale crescita si è concentrata nella componente irregolare, determinando – precisa la Svimez – un incremento del tasso di irregolarità di oltre 2 punti percentuali: dal 20,7% del 1995 al 22,8% del 2004”. Dall’osservazione di questi dati emerge chiaramente come nel Mezzogiorno ”va rilevata una chiara tendenza all’ampliamento del fenomeno del sommerso che, dopo alcuni segnali di contenimento nel 2003, sembra riprendere nel 2004”. Il tasso di irregolarità risulta più alto nelle regioni meridionali in tutti i settori produttivi. La differenza con il Centro-Nord è particolarmente elevata nel settore industriale, 20% nel Mezzogiorno contro il 3,5% al Nord. Questo elevato divario è conseguenza – spiega Svimez – di un peso più elevato degli irregolari nel Mezzogiorno sia nell’industria in senso stretto (17% contro il 2,8%) che nelle costruzioni. Lo scarto minore fra Nord e Sud, sebbene ”ancora piuttosto significativo”, si registra nei servizi: 21,2% nel Mezzogiorno contro il 12,2% del Nord. Il comparto dei servizi in Italia è quello in cui il lavoro irregolare è particolarmente impiegato, contando su 2,3 milioni di unita’ di lavoro in nero, cioè il 72% del totale. Nel 2004, il tasso di irregolarità nel terziario e’ risultato pari al 13,5%, ”valore immutato rispetto al 2003, ma decisamente inferiore ai valori medi, intorno al 15%, rilevabili ad inizio 2000”. Il valore piu’ elevato, e sostanzialmente stabile, del tasso di irregolarita’ si registra in agricoltura (32,8%), seguito, dopo i servizi, dalle costruzioni (11,8%). Meno rilevante risulta, invece, la quota di irregolarità nell’industria in senso stretto (5,3%).

Tabella che riporta i tassi di irregolarità (dati percentuali) per le singole regioni meridionali, nei tre principali settori di attività

REGIONE AGRICOLTURA INDUSTRIA SERVIZI TOTALE



ABRUZZO 25,8% 7,5% 12,5% 11,8%

MOLISE 29,5% 15,6% 17,6% 18,0%

CAMPANIA 42,4% 18,6% 23,4% 23,6%

PUGLIA 40,6% 17,6% 19,2% 21,2%

BASILICATA 35,3% 24,1% 17,2% 21,0%

CALABRIA 52,9% 37,9% 25,1% 32,0%

SICILIA 41,0% 26,1% 23,1% 25,3%

SARDEGNA 26,3% 12,0% 18,1% 17,6%



MEZZOGIORNO 41,1% 20,0% 21,2% 22,8%

CENTRO-NORD 25,0% 3,5% 12,2% 10,0%

ITALIA 32,8% 7,0% 14,8% 13,5%

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