Solofra – Chiusura della Fiera di Bologna che può considerarsi stagnante dal punto di visto economico e di commesse. Si è avvertito un trend negativo in quanto, dicono gli operatori conciari: “ci approvvigioniamo della materia prima in dollari e si vende il prodotto finito in euro con un guadagno per niente visibile”. In pratica tutti gli operatori economici presenti alla fiera bolognese hanno rimarcato la questione dell’ euro forte che ha creato un’ indebolimento nell’ export verso i Paesi acquirenti del prodotto finito. E c’è qualche economista che prevede una nuova crisi nel settore della pelle italiana a partire da gennaio. “Non vedo crisi al momento – spiega il segretario della Femca Cisl, Giovanni Esposito – la situazione risulta stazionaria soprattutto per le medie imprese. Queste, forti dell’ esperienze del passato, si sono ritagliate una nicchia di mercato vendendo direttamente allo stilista o al calzaturificio. Soffrono invece le grandi aziende e si ridimensioneranno”. La Fiera di Bologna, fa sapere il segretario, non ha fatto registrare grandi cose perché ognuno ha già il proprio cliente cui vendere il prodotto finito. Sul mercato mondiale si sta registrando, fanno sapere alcuni operatori conciari locali, un calo di richiesta da parte degli USA, mentre è in aumento la richiesta delle pelli lavorate in Italia da parte della Cina. Dunque la situazione sembra, in generale, fluttuante. Per quanto riguarda la situazione dell’ azienda Albatros si è sempre in attesa della decisione del Tribunale avellinese circa la proposta, avanzata dagli avvocati della ditta, di un concordato preventivo con cessione dei beni. (Dante Grimaldi)
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