Solidarietà in scadenza alla Novolegno, torna lo spettro dei licenziamenti

Solidarietà in scadenza alla Novolegno, torna lo spettro dei licenziamenti

12 Dicembre 2018

Novolegno, torna l’incubo licenziamenti. Lavoratori, sindacato e Rsu a confronto sulla preoccupante situazione generale in cui versa l’azienda.

A febbraio 2019 scadrà il secondo anno del Contratto di Solidarietà che ha coinvolto 117 dipendenti con notevole riduzione di orario lavorativo e significative decurtazioni dei salari. Il percorso è stato attivato per scongiurare una procedura di mobilità che pende ancora oggi su  55 unità in esubero.

“L’azienda ha già ribadito la propria intenzione di procedere con i licenziamenti poichè le difficoltà economiche  non sono state superate e le contrazioni dei mercati italiani ed esteri non consentono una situazione finanziaria sostenibile”, precisano i segretari Govanni Lo Russo (Filca-Cisl), Carmine Piemonte (Feneal Uil), Antonio Di Capua (Fillea Cgil) e Angelo D’Onofrio (Ugl Costruzioni)..

“E’ pur vero però che lo stabilimento Novolegno di Arcella (gruppo Fantoni) per anni leader strategico dei mercati nazionali ed europei ha sopportato lo scotto di assenza di investimenti e di risorse economiche che la proprietà ha ritenuto invece di investire nel sito di Osoppo con oneri per oltre 80 milioni di euro. Oggi riaffiora con forza lo spettro dei licenziamenti confermati nella riunione che si è tenuta alla Confindustria di Avellino il giorno 27 novembre 2018  tra vertici aziendali, organizzazioni sindacali e R.s.u. aziendale”.

Le organizzazioni sindacali unitamente alla R.s.u. aziendale hanno ribadito la possibilità “di utilizzare i circa 4 mesi residui del contratto di solidarietà fino al giugno del 2019 e poi ancora di attivare i previsti ammortizzatori in deroga per ulteriori 12 mesi procurando ampio respiro all’azienda fino a tutto giugno del 2020 e consentendo uno snellimento economico, previa uscita incentivata volontaria, di alcuni lavoratori prossimi alla pensione che con tali condizioni potrebbero accedervi”.

“E’ evidente che in questo contesto la proprietà dovrà ipotizzare investimenti ed un solido piano industriale per rilanciare lo stabilimento di Arcella e dovrà implementare gli aspetti relativi alla sicurezza ed all’ambiente e ritornare ad essere presente con determinazione sul mercato e riconquistare quella fetta di clientela persa in questi anni; tutto ciò potrà realizzarsi solo se verrà posta in essere una valida politica industriale e strategica proiettata al miglioramento della produzione vagliando anche nuove alternative  che i mercati e gli utilizzatori dovessero richiedere”, precisa il sindacato.

“Auspichiamo che questa importante realtà industriale, una delle storiche e più significative della nostra area, torni ad essere competitiva e forte di quello slancio che ha sempre contraddistinto la proprietà e le maestranze, perché questi anni di sacrificio non siano stati inutili”.

Il sindacato ricorda che “lo stabilimento dell’area industriale di Montefredane conta operatori sull’indotto che, fra manutentori e impiegati della logistica, ammontano a 50 unità. Dalla presenza storica dell’azienda in Irpinia dipendono centinaia di persone e famiglie. Si deve lavorare insieme per garantire tranquillità ai lavoratori,  ma l’azienda deve avere la capacità di guardare lontano e di avere il coraggio di investire. Confidiamo – conclude la nota sindacale – fermamente ancora nell’interesse che gruppo Fantoni ha per il sito industriale di Avellino che rappresenta un polo altamente strategico per tutto il Mezzogiorno”.