Sisma dell’80: ‘Terre in moto’, un film commemorativo a Flumeri

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In occasione del ventisettesimo anniversario del terremoto in Campania e Basilicata del 1980, si è tenuta ieri la proiezione del film “Terre in moto”, pellicola realizzata con il contributo della Provincia di Salerno in occasione del venticinquennale. Michele Citoni, Angela Landini ed Ettore Siniscalchi gli autori del documentario riprodotto ieri nella Sala polifunzionale, piazza XXIII Novembre, a Caposele. Alla visione è seguito il dibattito con la partecipazione degli autori, a cui sono intervenuti, tra gli altri, Mino De Vita, autore di “Quel minuto che ci ha cambiati. 23 novembre 1980 ore 19.35”, e Raffaele Russomanno, Presidente della Pro Loco di Caposele.
Tristemente noti i fatti. Il 23 novembre 1980 il terremoto catastrofico colpì la Campania e la Basilicata. I morti furono quasi 3.000, oltre 300.000 i senza tetto. La protezione civile non esisteva ancora e le istituzioni dello stato erano del tutto impreparate ad affrontare l’evento, ma migliaia di volontari e molte amministrazioni locali, da ogni parte d’Italia, si mossero spontaneamente per portare i primi soccorsi. Venticinque anni dopo, i volontari tornano, dunque, nei comuni ricostruiti. Da qui il viaggio nell’area dell’Alto e Medio Sele e del Tanagro, tra le province di Salerno e Avellino. Ai ricordi dei terremotati e dei volontari, alle immagini di repertorio della distruzione e delle lotte popolari seguite a quell’evento si alternano i segni attuali dei mutamenti causati dal sisma: una ricostruzione che ha in parte stravolto il territorio e non è ancora terminata, il cemento di opere pubbliche spesso inutili e sovradimensionate, le speranze tradite di un’industrializzazione calata dall’alto, un rinnovato destino di arretratezza e emigrazione; ma anche i tentativi di promuovere le identità e le qualità dei luoghi. “Terre in moto” è stato anche questo. Un affresco di storie locali che raccontano un pezzo della storia di tutto il paese. “Una volta entrati in contatto con il territorio e le sue storie – hanno dichiarato i registi – ci siamo resi conto che da esse non emergeva tanto una domanda di celebrazione formale della memoria, quanto piuttosto di ‘risarcimento simbolico’. Ciò che nell’immaginario collettivo del paese resta oggi sedimentato del sisma del 1980 è sostanzialmente un’immagine schiacciata sul cosiddetto ‘Irpinia-gate’, così come i media definirono l’insieme di utilizzi impropri e criminali di parte delle risorse pubbliche stanziate per la ricostruzione e lo sviluppo della Campania e della Basilicata. Eventi reali, che ipocritamente furono letti in chiave antimeridionalistica, quando proprio il Sud subiva in quell’occasione l’ennesimo attacco predatorio anche da parte di soggetti economici del Nord, e l’immagine dello scandalo prevalse sull’analisi dei mutamenti sociali e antropologici, di portata non solo regionale, causati dall’evento naturale”.

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