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La lettera inviata al Presidente della Repubblica
“Una costante del lavoro edile – recita la missiva -rimane da molti anni la presenza cospicua di lavoro nero, dunque lo sfruttamento economico di lavoratori spesso vessati da nessuna e qualsivoglia misura di sicurezza. In qualità di segretario di un’associazione sindacale di categoria del settore edile, la Filca-Cisl, è per me motivo di mortificazione vedere e combattere un perverso meccanismo nel quale le persone sono degradate alla mercè di ingranaggi: solo in Irpinia nel 2006 vi sono state 5 morti bianche. Il crescente bisogno di opere infrastrutturali, il completamento di consumate incompiute, non può tollerare ancora i ritardi burocratici, le inadempienze di Enti e Organizzazioni che a vario titolo contribuiscono al rallentamento del nostro sviluppo. Le risorse finanziarie di diverse decine di milioni di euro sono finora non spese per opere di assoluta priorità (raddoppio della galleria Pavoncelli, edifici pubblici, la strada Calitri-Ofantina, la Lioni-Grottaminarda, la Paolisi-Pianodardine, gli appalti per l’edilizia popolare). Naturalmente sarebbe ingente l’indotto lavorativo stimato per circa 1000 unità per tre anni. La mia denuncia si rivolge alla inefficienza burocratica, all’organico insufficiente degli Organi Ispettivi sui cantieri, alle Amministrazioni Comunali e Regionali spesso lontane e latitanti al perseguimento dell’interesse pubblico, al lavoro nero e alla presenza di metodi contrattuali diffusamente camorristici e vessatori. Mi auguro che la Sua visita sia un monito per le Istituzioni Locali alla volontà di adoperarsi perché quasi l’esperanto dello sviluppo del Mezzogiorno, tanto parlato per antiche memorie sia calato davvero nella concretezza e in reali opportunità, un monito di legalità diffusa e del lavoro in particolare. Occorre una capillare e continua azione di controllo del lavoro edile, un potenziamento degli organi ispettivi; non una voglia di repressione ma semplicemente il rispetto delle leggi e della dignità del lavoro. Le porgo cordialmente i miei saluti e l’augurio che la terra d’Irpinia potrà ancora ospitarLa senza le sue incompiute e senza mai più piangere i morti sul lavoro”.