Sicurezza e lavoro: denuncia della Cisl in una lettera a Napolitano

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Avellino – Anno 2006: 1302  infortuni mortali sul lavoro; 258 nel settore delle costruzioni; 21 in Campania, 5 in provincia di Avellino. Anno 2007 (al 24 maggio): 332  infortuni mortali sul lavoro; 85  nel settore delle costruzioni; 4 in Campania. La Filca Cisl, ancora una volta, manifesta l’indignazione per l’insopportabile catena di infortuni sul lavoro e ribadisce con forza la necessità della prevenzione, dei controlli e delle sanzioni per affermare la cultura del lavoro e la dignità della persona. Nel corso del Consiglio generale della Filca, la dirigenza sindacale ha ribadito “la necessità di un maggiore coinvolgimento del Governo, delle Istituzioni e della società civile nelle iniziative che il sindacato produrrà contro gli infortuni e per la sicurezza”. “La salvaguardia della salute sul luogo di lavoro – ha spiegato il Segretario generale Filca Cisl Mario Melchionna – è un obiettivo fondamentale per il sindacato. La vita e la salute, ne siamo convinti, valgono  molto di più  di ciò che si produce. Il lavoro serve alla vita ed è la vita che deve essere tutelata in tutti i suoi aspetti iniziando da sicurezza e prevenzione nel posto di lavoro. I lavoratori del settore delle costruzioni devono poter lavorare nei cantieri edili, nelle fabbriche di calce e cemento, nelle cave, nelle fabbriche del laterizio e del legno, senza subire attentati al proprio diritto alla salute e alla vita. L’Italia – conclude – deve ripartire dalla sicurezza nei luoghi di lavoro”. Ed è in quest’ottica che Mario Melchionna ha inviato una missiva al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, affinché, durante la sua visita in terra d’Irpinia, possa rivolgere una particolare attenzione su problematiche che sono afferenti al settore dell’edilizia, su opportunità di sviluppo e lavoro, e di converso sull’evoluzione economica tutta di questa parte di Mezzogiorno.

La lettera inviata al Presidente della Repubblica
“Una costante del lavoro edile – recita la missiva -rimane da molti anni la presenza cospicua di lavoro nero, dunque lo sfruttamento economico di lavoratori spesso vessati da nessuna e qualsivoglia misura di sicurezza. In qualità di segretario di un’associazione sindacale di categoria del settore edile, la Filca-Cisl, è per me motivo di mortificazione vedere e combattere un perverso meccanismo nel quale le persone sono degradate alla mercè di ingranaggi: solo in Irpinia nel 2006 vi sono state 5 morti bianche. Il crescente bisogno di opere infrastrutturali, il completamento di consumate incompiute, non può tollerare ancora i ritardi burocratici, le inadempienze di Enti e Organizzazioni che a vario titolo contribuiscono al rallentamento del nostro sviluppo. Le risorse finanziarie di diverse decine di milioni di euro sono finora non spese per opere di assoluta priorità (raddoppio della galleria Pavoncelli, edifici pubblici, la strada Calitri-Ofantina, la Lioni-Grottaminarda, la Paolisi-Pianodardine, gli appalti per l’edilizia popolare). Naturalmente sarebbe ingente l’indotto lavorativo stimato per circa 1000 unità per tre anni. La mia denuncia si rivolge alla inefficienza burocratica, all’organico insufficiente degli Organi Ispettivi sui cantieri, alle Amministrazioni Comunali e Regionali spesso lontane e latitanti al perseguimento dell’interesse pubblico, al lavoro nero e alla presenza di metodi contrattuali diffusamente camorristici e vessatori. Mi auguro che la Sua visita sia un monito per le Istituzioni Locali alla volontà di adoperarsi perché quasi l’esperanto dello sviluppo del Mezzogiorno, tanto parlato per antiche memorie sia calato davvero nella concretezza e in reali opportunità, un monito di legalità diffusa e del lavoro in particolare. Occorre una capillare e continua azione di controllo del lavoro edile, un potenziamento degli organi ispettivi; non una voglia di repressione ma semplicemente il rispetto delle leggi e della dignità del lavoro. Le porgo cordialmente i miei saluti e l’augurio che la terra d’Irpinia potrà ancora ospitarLa senza le sue incompiute e senza mai più piangere i morti sul lavoro”.

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