Si stappa il novello: pochi brindisi in Irpinia

0
244

Avellino – Torna il novello. Sono in migliaia in tutta Italia, per lo più giovani, che calici alla mano hanno aspettato la mezzanotte per brindare, rinnovando un rito ormai consolidato da anni. L’occasione per saggiare i primi frutti della vendemmia e ‘testare’ l’annata, ma anche la ‘scusa’ per una serata frizzante. Proprio l’effervescenza infatti, insieme alla morbidezza del gusto, è tra i segreti del successo del novello, nato quasi per caso negli anni 40 in Francia col nome di Beaujolais e diffusosi a partire dagli anni 70 prima in Toscana e poi in tutto il bel paese. Tra le uve utilizzate per la sua produzione spiccano quelle rosse, tra cui Barbera, Merlot, Nero d’Avola e Sangiovese. Ma il novello può essere ottenuto anche da uve Aglianico come quelle nostrane. E in questo senso l’Irpinia non mancherà all’appuntamento. Saranno tra le 10mila e le 15mila, secondo Coldiretti, le bottiglie che verranno messe sul mercato nei prossimi mesi in provincia di Avellino. Un dato che a dirla tutta non rappresenta esattamente la goccia che farà traboccare… il bicchiere, visto che in tutta Italia saranno più di dieci milioni le bottiglie prodotte. Come mai una terra del vino come l’Irpinia è così poco investita dal fenomeno? A svelarne il perché è il direttore della Coldiretti di Avellino Giuseppe Licursi: “E’ una questione di scelta imprenditoriale – spiega – che allo stato riguarda solo tre cantine provinciali. Le aziende locali tendono a puntare di più sul vino vero e proprio, considerata la varietà e il prestigio delle nostre uve. La stessa tradizione del novello – aggiunge – non è poi così radicata in provincia se si esclude il segmento giovanile”. Restano sul trono quindi i vari Aglianico, Fiano e Greco per una competizione che a voler essere precisi, in realtà non esiste. Troppo giovane e zuccherino il novello per poter essere paragonato al suo parente più nobile. Anzi, non parlatene ai cultori, potrebbero offendersi! Gli esperti ritengono infatti che non si tratti di un vero vino e non solo a causa del sapore, ma anche per le diverse tecniche di produzione e per la mancanza d’invecchiamento. “E in Irpinia – precisa Licursi – la maturazione delle uve è anche particolarmente dilatata”. Altra differenza: i costi. Molto accessibili e decisamente più bassi nel novello, con nemmeno 5 euro di media a bottiglia, per un giro d’affari che comunque si attesterebbe sui 50 milioni di euro complessivi per 100mila bottiglie sturate al giorno nei prossimi sei mesi. Un ‘quasi vino’, insomma, economico e immaturo che piace ai meno… maturi, magari abbinato ad un piatto fumante di caldarroste, come la tradizione vuole. (di Eddy Tarantino)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here