Serino – Rischio castagni, De Luca: “Danni per 2,5 mln di euro”

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Serino – Scende in campo il presidente dell’associazione Pro Natura, Abele De Luca, sul problema del cinipide del castagno e punta l’indice verso la Regione, Comunità montane e Comuni “considerati i principali corresponsabili di una catastrofe ambientale ed economica di milioni di euro”. In una nota l’ambientalista sottolinea che nella provincia avellinese si è già avviato il farfallamento dell’imenottero cinipide sui castagneti. “Ciò significa che le femmine hanno già fatto il foro per uscire dalle galle e nel volare stanno già depositando dalle 150 alle 200 uova a testa. Ciò che più temevo si sta verificando tra l’ indifferenza operativa delle strutture delegate ad attivarsi proprio in momenti d’ emergenza come questi”. De Luca resta fiducioso in un intervento sia sul demanio pubblico sia privato a difesa dei castagni e a tutela dei castanicoltori. Bisogna intervenire subito col tagliare o bruciare i rami attaccati dall’insetto asiatico cercando di distruggere quelli non ancora usciti dalle galle. “Nel serinese – si legge nella nota – e nel montorese ci sono piante infestate e non un ramo è stato tagliato nei castagneti demaniali e privati fino ad oggi da parte degli enti preposti. Ciò comporta l’inutilità del taglio eseguito finora da coraggiosi privati, in quanto l’anno prossimo i frutteti saranno nuovamente infestati e gli interventi non possono più essere scaricati sui castanicoltori”. Quindi De Luca, notando fallimentare la gestione emergenziale da parte di molti settori ed enti pubblici, si appella “…a tutti i castanicoltori affinché controllino i castagneti e comunichino alla Forestale ed al Sindaco i dati del monitoraggio ”. Termina prospettando dei dati: “La presenza del cinipide può mettere in ginocchio le 4753 aziende presenti in provincia di Avellino le quali occupano una superficie di 6300 ettari. Solo a Serino, ad esempio, la superficie interessata alla castanicoltura è stimata intorno ai 2400 ettari e la produzione è di circa 20 – 30 mila quintali all’anno. Con l’abbattimento del 70 – 80 per cento della produzione si avrà un danno di oltre 2,5 milioni di euro, senza contare l’indotto”. (d.g.)

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