Serie B – Parola di Sasà Campilongo: “Avellino, ti salverò io”

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Dal suo insediamento sulla panca biancoverde il 7 ottobre, Avellino non aveva mai potuto ascoltare la sua voce. A cinque mesi di distanza la città può finalmente sentire Sasà Campilongo. Dopo il lungo silenzio, imposto dalle scelte societarie, il trainer di Fuorigrotta si presenta ufficialmente alla piazza. Una lunga analisi da parte del partenopeo che valuta a 360° la sua avventura da tecnico dei biancoverdi.
24 punti conquistati in 19 partite, frutto di 5 vittorie, 9 pareggi e 6 sconfitte. Un avvio scoppiettante con otto risultati utili che avevano portato i lupi fuori dalle zone torbide della graduatoria. Poi un nuovo calo e la capacità di rinascere come l’Araba Fenice. Nel mese di gennaio vittoria interna con il Modena e due pareggi importantissimi in casa delle ‘grandi’ Empoli e Livorno, prima del nuovo black-out, interrotto nuovamente dalla vittoria contro il Vicenza. Un successo che rimette Di Cecco e compagni nuovamente in corsa per il raggiungimento di una salvezza ancora alla portata nonostante l’attuale distacco dalle zone tranquille.
“Ringrazio pubblicamente la città per come mi ha accettato – afferma l’ex trainer della Cavese – Una piazza che conoscevo da calciatore, un pezzo della mia storia da calciatore è stato proprio in questa città a cui ero rimasto molto legato. Non potevo assolutamente rifiutare questa chiamata”.
Parole importanti anche per la squadra che tra mille difficoltà è riuscita in poche settimane a rialzarsi da una situazione che definire tragica è poco: “Ho il piacere di allenare un gruppo fantastico, i ragazzi mi hanno dato massima disponibilità sin da subito. Non ho avuto modo di farlo quando le cose andavano benissimo, ma anche quando sono andate male. Io penso che questa squadra vada solamente elogiata per tutto ciò che ha fatto fino a questo momento e per quello che riuscirà a fare. Abbiamo avuto un periodo di non positività, ma adesso stiamo voltando pagina”.

FRIZIONI TIFOSERIA SOCIETÀ – Sasà su questo punto ha le idee chiare: “Il calcio sta mutando, non possiamo pretendere che sugli spalti ci siano i tifosi di un tempo. Le tv ed i risultati conseguiti dall’Avellino negli ultimi anni, hanno un poco allontanato la gente, ma l’amore verso i colori resta. E poi credo che sia un problema generale di tutte le squadre non solo dell’Avellino. Non possiamo più pretendere di avere 20mila-30mila persone sugli spalti. Noi non ci lamentiamo, anzi siamo grati alla nostra gente perché ci sono rimasti vicini e ogni sabato anche nei momenti di difficoltà la curva ha dimostrato grandissimo affetto”

GLI OSTACOLI DA SUPERARE – Secondo il trainer biancoverde bisogna lavorare sulla testa, sulla resistenza mentale di un organico giovane, ma dalle grosse qualità tecniche: “Il problema, quando prendi una squadra in corsa, è lavorare sotto l’aspetto psicologico. Ed è questa la prima cosa che ho fatto quando ho accettato la proposta di Pugliese. È normale che dopo otto risultati utili un calo di concentrazione può esserci. La squadra ha speso tanto per incamerare gli schemi, cosa che ha causato un grosso dispendio di energie”.

Alza lo scudo il tecnico dei lupi, risponde alle critiche, tante eccessive arrivate in seguito alle partite perse con Cittadella e Grosseto. Una difesa che grazie al bavaglio tolto dal club può essere finalmente eseguita: “ Purtroppo in precedenza non ho avuto la possibilità di dire il perché delle mie scelte Chi mi segue negli allenamenti sa che ho avuto tantissime difficoltà, tra infortuni, squalifiche e nazionali. Mi sono ritrovato con una difesa a pezzi e per dare maggiori certezze ad un reparto che stava accusando delle forti difficoltà ho provato a cambiare l’assetto tattico cercando di dare una maggiore copertura. La squadra ha ormai assimilato il 4-4-2 che in fase d’attacco diviene un 4-2-4 e mi sono reso conto che non può prescindere da tale sistema di gioco. Sono state le esigente a portarmi a fare delle scelte diverse. L’allenatore è importante per la squadra però le vittorie e le sconfitte sono arrivate anche quando io non ero al supercorso di Coverciano”.

SQUADRA GIOVANE – I pro e i contro di avere un gruppo senza leader: “Una squadra come la mia, composta da ragazzi, recepisce più facilmente i miei dettami. È ovvio che avendo una età media molto bassa, è capace di disputare delle partite eccezionali e di avere dei crolli rovinosi. C’è anche da dire che in questo gruppo ci sono tanti stranieri ed a volte è anche difficile colloquiare. Tutto ciò si supera quando ci sono risultati e tranquillità. Non credo che i ragazzi hanno sentito il peso delle contestazioni perché questa città a parte qualche momento di arrabbiatura, non ha mai messo pressioni sul gruppo. Questa gente c’è sempre stata vicino anche fuori casa, a loro non si può dire nulla. Dobbiamo solo regalargli questa salvezza”.

DE ZERBI E BABÙ – Entrambi ritenuti fondamentali dal tecnico dei lupi: “Roberto, che io ritengo un calciatore straordinario e dalle grandi qualità umane e tecniche, ha fatto grandi sacrifici per ritornare ad essere un calciatore a tutti gli effetti non soltanto per l’Avellino, ma per il calcio italiano. Non potendosi allenare con una certa frequenza ha pagato qualcosa. Venerdì mi ha chiesto di andare a Terni a curarsi e l’abbiamo mandato. Noi abbiamo grande fiducia in lui, ma è anche normale che quando non è al massimo della condizione si dia spazio ad altri calciatori nel rispetto dell’intero gruppo, pensavamo di averlo recuperato, ma oggi ha accusato altri problemi durante la partitella. Nelle prossime ore verificheremo le sue condizioni”.
Sull’atleta carioca: “Babù è in netta ripresa, è un giocatore eccezionale, pian piano dobbiamo rimetterlo dentro. Oggi volevo impiegarlo per una ventina di minuti, mentre lui è voluto scendere in campo per tutta la seconda frazione. Sono contento per lui, perché soltanto giocando può trovare la giusta tranquillità sotto l’aspetto mentale ed i movimenti per inserirsi all’interno della nostra struttura di gioco”.

SCONTRO SALVEZZA CON L’ASCOLI – Colpaccio possibile: “È una trasferta difficile perché incontriamo una squadra in salute. Sono reduci da un lungo trend positivo, quindi prima o poi devono avere una battuta d’arresto, speriamo che ciò avvenga per merito nostro. Il successo con il Vicenza sotto l’aspetto mentale ci ha dato fiducia e quella carica in più per potercela giocare con tutti. Sappiamo che affrontiamo un organico forte, ma scenderemo in campo a viso aperto consapevoli di poter riuscire a portare a casa i tre punti. Mi auguro di tutto cuore che nelle prossime ore possa recuperare qualche infortunato. Al del Duca scenderemo con l’umiltà di sempre, ma consapevoli che possiamo fare nostra la posta”.

SALVEZZA – Sasà carica i suoi: “Ci credo, sono convinto che ci giocheremo la salvezza fino alla fine del campionato e sono convito che ad Ascoli andremo a disputare una grande partita”.
Sulla possibilità di affidarsi al 4-3-3, modulo che da sempre rappresenta il credo tattico dell’allenatore di Fuorigrotta: “Non credo che lo proporrò in questo campionato, ci vuole tempo, bisogna lavorare non poco per applicarlo. Quindi non è possibile metterlo in pratica. Sabato siamo stati spregiudicati. Questa squadra deve giocare all’attacco, non può giocare col baricentro troppo arretrato perché la difesa non resta corta. Non ci dobbiamo chiudere dietro altrimenti andiamo in forte difficoltà”.

QUOTA SALVEZZA – “La media punti si è alzata, è vero, ma se prendiamo ad esempio l’Ascoli che era dietro di noi ha fatto un filotto di vittorie, questo dimostra che possiamo farlo anche noi. Non vedo perché sabato non possa succedere anche a noi. Vincendo nelle Marche e poi con il Mantova si potrebbe aprire un altro ciclo. Non dimentichiamoci che per questa squadra il campionato è iniziato alla ottava giornata”.

LE AVANCES DELLA REGGINA “Sono felice, ma adesso non mi interessa. Mi sono dedicato anima e corpo a squadra, a questa società, alla città che sono molto legato. Io conosco un solo modo per uscire fuori dalla situazione che si è creata. Lavorare per raggiungere il nostro obiettivo. Sto dando tutto me stesso per raggiungere un obiettivo, che sarebbe qualcosa di importante per me, ma per i giocatori. Darei tutto per far sì che i miei uomini possano vivere questa gioia, abbiano una soddisfazione che avrebbe quasi il sapore di un miracolo”.

RINNOVO – Disponibile a continuare l’avventura anche in caso di retrocessione: “Io sono pronto ad andare avanti. L’importante che ci siano programmi seri, Avellino non è da C. Allenare questa squadra in terza serie non rappresenterebbe alcun declassamento. Comunque sono convinto che riusciremo a restare in B. Mi auguro che i tifosi ci siano sempre vicini, la mia squadra merita sostegno. La Curva lo sta facendo e continuerà a farlo”. (di Sabino Giannattasio)

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