VIDEO/ Sequestrata un’azienda bufalina dei fratelli del boss Michele Zagaria

12 Maggio 2020

Il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito a Grazzanise, in provicina di Caserta, un provvedimento
di sequestro preventivo emesso dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della locale
Direzione Distrettuale Antimafia ed avente ad oggetto un’azienda operante nel settore
dell’allevamento di bufali e della produzione di latte crudo, in quanto ritenuta nella
diretta disponibilità dei fratelli del “boss” Michele Zagaria, Antonio (cl. 62) e Carmine
(cl. 68) e da essi utilizzata per favorire gli interessi economici del clan.
Secondo quanto emerso dalle indagini, svolte dal G.I.C.O. (Gruppo Investigazione
Criminalità Organizzata) di Napoli sotto la direzione della Procura Distrettuale, l’azienda
oggetto di sequestro sarebbe stata impiegata dai fratelli Zagaria quale “schermo” per
consentire alla loro famiglia di “reimpossessarsi”, in maniera occulta e fraudolenta,
dell’azienda bufalina di proprietà della madre FONTANA Raffaela, da tempo affidata alla
gestione di un amministratore giudiziario in quanto già colpita da diverse misure
giudiziarie.
Alla realizzazione del disegno illecito avrebbero partecipato anche gli altri due fratelli,
Antonio e Fernando Zagaria (solo omonimi in quanto non legati da vincoli di parentela
al clan camorristico) i quali hanno messo a disposizione le loro aziende (dapprima
Antonio e, successivamente, Fernando avendo il primo deciso nel frattempo di
collaborare con la giustizia) per consentire al clan di proseguire nella gestione di
un’attività economica particolarmente remunerativa e diffusa su quel territorio,
nonostante lo spossessamento della storica azienda di famiglia.
In particolare, dopo aver sostanzialmente esautorato dalle proprie funzioni
l’amministratore giudiziario della ditta “Fontana Raffaela”, a partire dal 2006 i
fratelli Carmine e Antonio Zagaria hanno, di fatto, operato una vera e propria co-
gestione tra le citate aziende e quella intestata alla madre attraverso:
 la coincidenza della sede legale e operativa e il conseguente utilizzo promiscuo di
gran parte dei locali, degli impianti e degli animali già presenti all’interno dell’azienda
sottoposta ad amministrazione giudiziaria;
 la commistione, anche sotto il profilo contabile, dei rapporti commerciali con l’unico
fornitore (una società operante nel settore dei mangimi) e l’unico cliente (una società
di produzione casearia) che risultavano comuni alle aziende contemporaneamente
presenti nello stesso luogo di esercizio dell’attività;
 l’ampio ricorso all’interno di tali rapporti ad operazioni di sovra e sotto fatturazione in
acquisto e/o in vendita, così da consentire la creazione di liquidità occulta che veniva
sistematicamente sottratta dalle casse aziendali per essere messa a disposizione
della famiglia Zagaria e, quindi, dell’omonimo clan.
Il piano predisposto dal boss Zagaria, quindi, ha consentito di neutralizzare per anni
gli effetti delle misure cautelari reali e ablative gravanti sulla ditta Fontana Raffaela per
poi, addirittura, rientrare nella piena disponibilità della quasi totalità dei beni aziendali
confiscati alla ditta stessa, mediante un acquisto all’asta a prezzo stracciato (solo
100.000 euro) per subentrare nell’attività.
L’azienda sottoposta a sequestro, composta da diversi immobili e manufatti (abitazione
adibita a appartamento per il custode, stalle, locali per la mungitura, depositi per i
mangimi, ecc.), attrezzature agricole e per la mungitura nonché circa 350 capi di
bestiame, ha un valore stimato intorno ai 2 milioni di euro.