Sedici ore “prigionieri” in aeroporto: è l’ennesimo schiaffo ai passeggeri e l’ennesima scivolata di una “pratica low-cost” che quest’estate sta rendendo la vita difficile a migliaia di passeggeri. A causa dei licenziamenti di massa per la crisi Covid e con il boom del turismo, ci sono velivoli ma non personale per farli volare, soprattutto per quanto riguarda le compagnie low-cost.

Tra gli inciampi più gravi quello capitato a un avvocato avellinese: Silvio De Masi di Grottolella. In vacanza in Islanda con la compagna e futura moglie Angela, si è visto riprogrammare il volo di ritorno da Reykjavík a Napoli per ben sette volte, accumulando un ritardo complessivo di un giorno, cinque ore e trenta minuti e dovendo passare ben sedici ore in aeroporto.

Il volo della compagnia ungherese Wizz Air sarebbe dovuto partire il 24 luglio alle 15:30 locali. Qualche ora prima del decollo al giovane avvocato irpino è stato comunicato il ritardo di un’ora, il volo gli è poi stato spostato la mattina seguente alle 7:00 locali. Fin qui tutto piuttosto normale, solo che il giorno dopo, a check-in effettuato, il decollo è slittato più e più volte fino a far partite la coppia alle 23:30 locali e atterrare a Capodichino alle 3:41 italiane.

“Siamo stati un giorno intero in aeroporto: dalle 7 del mattino alle 11 di sera – ci racconta Silvio – ovviamente non si poteva uscire a meno di non ripetere la procedura d’imbarco. Il tutto con un misero ticket da 12 euro a testa con cui in Islanda non compri neanche due bottigliette d’acqua”.

Insieme a Silvio e Angela anche tanti italiani, famiglie con bambini e stranieri che avevano prenotato le loro vacanze in Campania tra Ischia, Capri e Pompei. Qualcuno per rientrare in Italia ha optato per una compagnia diversa, dovendo però sborsare centinaia di euro per un biglietto. ”Dal punto di vista legale – aggiunge Silvio – si ha diritto a un risarcimento pecuniario calcolato in base al ritardo (3 o più ore) e alla durata del volo”.