“Se ‘ o trovo a Todisco ‘o resto ‘nderra”. Frase choc, bufera su Maggio. Che chiede scusa

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“Se ‘o trovo a Todisco ‘o resto ‘nderra! Dingello a Todisco che ci spacco ‘a faccia!”. Questa frase choc è stata pronunciata ieri sera, quasi a chiusura, dal presidente del consiglio comunale di Avellino, Ugo Maggio, nel corso del civico consesso dedicato al nuovo stadio.

La frasce incriminata non è passata inosservata allo stesso Todisco. Il quale, stamattina, ha messo lo stralcio del video -che si trova su you tube – nel quale Maggio pronuncia la frase, commentando così. Lo riportiamo in maniera integrale.

“SE ‘O TROVO A TODISCO ‘O RESTO ‘NDERRA! DINGELLO A TODISCO CHE CI SPACCO ‘A FACCIA!”
No, non è un dialogo tratto da “Gomorra” o il doppiaggio satirico di “Street fighters”, ma sono le parole del Presidente del Consiglio comunale di Avellino durante il dibattito in aula sul project financing rispetto al futuro dello stadio di Avellino.

Rivendendo più volte il video sembra inconfutabile che tali frasi, degne del linguaggio di un criminale, siano state espresse dal Presidente del Consiglio comunale, Ugo Maggio, e confidate, a microfono aperto, al Sindaco.
Cosa avrei mai fatto per meritarmi tali minacce?

Pochi istanti prima la Consigliera comunale Iannuzzi, assieme ad altri suoi colleghi della minoranza, stava reclamando per ottenere il rispetto del regolamento al fine di poter presentare i propri emendamenti al deliberato consiliare sulla questione del “Project Financing” dello Stadio comunale. Maggio, non nuovo a interpretazioni originali del regolamento consiliare, stava minando i diritti della minoranza consiliare a presentare ulteriori emendamenti, suscitando la reazione dei consiglieri, tra cui Alessandra Iannuzzi. Nel medesimo video si può sentire sempre Maggio che sembra riferirsi a una consigliera quale mio riferimento, per poi passare alle minacce che potete udire.

Maggio, tra l’altro, oltre a ergersi a novello “Renegade” umilia la funzione della Consigliera Iannuzzi, la quale non viene ritenuta idonea a formulare il suo pensiero autonomamente, ma ha bisogno del “riferimento”! Ulteriore elemento che dovrebbe indurre il Presidente a provare vergogna.

A questo punto, chiedo al Prefetto della Provincia di Avellino, al quale scriverò formalmente, di voler intervenire, nella pienezza delle sue prerogative, al fine di evitare che un soggetto che abbia tale concezione della dialettica politica, che sfocia nella minaccia di stampo delinquenziale, possa rappresentare la massima istituzione democratica della città;

Chiedo ai consiglieri comunali, di maggioranza e di minoranza, di attivare l’istituto della sfiducia poiché sono del tutto evidenti le ragioni per cui Maggio non può rivestire oltre tale nobile funzione di garanzia.

Mi attiverò anche nelle sedi competenti, attraverso i miei legali di fiducia, a tutela della mia persona e della mia incolumità.

Da ultimo, non resta che rammaricarmi per la cosa più importante di tutte. In quell’aula sono stato consigliere per due mandati consecutivi. Dal 2004 al 2013.
Ho sempre espresso con schiettezza le mie opinioni e solo una volta mi è capitato di ricevere delle minacce, da soggetti esterni all’aula, per la mia fermezza rispetto all’adozione di atti che mi sembravano essere illegittimi in materia di rifiuti. Ma non ho mai, dico mai, ascoltato da nessun consigliere, tanto meno dal Presidente dell’Aula, anche nei momenti di massimo scontro politico, tali espressioni minacciose.

C’è da vergognarsene tutti un po’ e spero che Ugo Maggio ne tragga le conseguenze, dimettendosi egli stesso dalle funzioni che riveste senza indugiare neanche un po’.

Anche Luca Cipriano, in un posto, ha chiesto le dimissioni del presidente del consiglio

Nel pomeriggio, è arrivata la nota di Ugo Maggio. Eccola

«Rispetto a quanto accaduto in Consiglio comunale nella tarda serata di ieri, da Presidente dell’assise, professionista e cittadino di Avellino, sento di porgere le mie più sincere scuse all’amico Francesco Todisco, ai consiglieri tutti ed alla città. Dopo molte ore di Consiglio comunale, e dopo essere stato oggetto di ripetuti e durissimi attacchi, soltanto per essermi impegnato far rispettare il regolamento consiliare, probabilmente anche a causa della stanchezza, mi sono purtroppo abbandonato ad espressioni che in nessun modo fanno parte della mia maniera di parlare, di pensare e di agire. La mia storia personale e politica testimonia meglio delle parole che condanno da sempre ogni forma di violenza, sia fisica che verbale, e che nutro profondo rispetto per l’altrui opinione e per tutti i rappresentanti politici presenti all’interno del Consiglio comunale o esterni ad esso».