Avellino – Le due strade per cercare di uscire dalla crisi della politica in Irpinia sono state intraprese contemporaneamente e con i risultati ben noti a tutti. La prima ha cercato di ‘salvare il salvabile’ e lavorare in sinergia senza protagonismi, la seconda, invece, ha puntato direttamente al collasso del sistema portando allo scioglimento del parlamentino provinciale e ripercuotendosi su enti di ogni ordine e grado a partire dal Comune capoluogo. E tra le macerie di ciò che è stato, SD vuole può resistere sul ‘mercato politico’, rifondando il proprio pensiero, ragionare su idee-forti che diano sostanza alla sua politica provinciale. All’ “…antipolitica, ai tradimenti e alle sovversioni degli accordi elettorali 2004”, Raffaele Aurisicchio risponde con rinnovamento della classe dirigente e adozione di senso di responsabilità.
Guardando al passato recente, come reputa la situazione politica irpina?
“Già dopo le Politiche si è avvertita l’esigenza di un adeguamento anche nel massimo consesso provinciale. Questo adattamento ha dato inizio ad intese, poi saltate. Il tutto ha prodotto la convergenza di centrodestra, popolari e Udc che hanno imposto lo scioglimento del Consiglio provinciale. Si è accesa la miccia della lotta per il potere tra Pd e popolari ed il salto del banco è stato inevitabile. Sono stati traditi i patti del 2004. Al momento è impossibile procedere con la ricostruzione del passato”.
Alberta De Simone può essere considerata l’artefice del proprio destino?
“La presidente De Simone non è stata ‘mandata a casa’ per demerito. L’Ente Provincia ha lavorato bene seguendo una buona programmazione e conseguendo risultati considerevoli. È stato messo in atto un piano politico, ma l’amministrazione non è caduta per insufficienze. Sono cambiate le posizioni politiche e la causa è da ricercare nel tradimento dei popolari. Siamo stati gli spettatori del più classico trasformismo meridionale”.
Questa la situazione in Provincia. E al Comune capoluogo?
“Ho sempre espresso il mio giudizio negativo nei confronti dell’amministrazione Galasso. Non a caso il nostro assessore (Giancarlo Giordano, ndr) uscì dalla Giunta perchè non condivideva il percorso del sindaco. Questa posizione ha sancito la convergenza con altri soggetti della Sinistra rilanciando uno schieramento democratico. Adesso, stiamo creando una aggregazione su Antonio Gengaro. Il centrosinistra ha tutta la volontà di voler voltare pagina, ma la discussione ora più che mai è aperta”.
Tornando al ‘caso Provincia”. Crede possibile una ricandidatura di Alberta De Simone?
“ E’ difficile rimettere insieme i cocci del 2004. Molti pontieri pensano che dopo il ‘capitolo popolari’ si possa ricostruire un’alleanza. Io credo che ci si trovi dinanzi alla più immorale etica politica. Bisogna prendere atto di quello che è stato”.
Da dove parte o riparte Sinistra Democratica?
“Da una nuova alleanza, da un centrosinistra rinnovato dal punto di vista programmatico e dallo sradicamento della vecchia classe dirigente. Bisogna puntare su alleanze di qualità. Il rinnovamento reale si ha se si esce da questo sistema bloccato che si concentra sempre sulle stesse personalità e su gerarchie insuperabili. Il centrosinistra deve qualificarsi nella direzione di un sistema che eviti il demitismo senza De Mita”. (di Marianna Marrazzo)
