Scuola – Abbandoni e gap d’istruzione, la Campania primeggia…

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Dispersione scolastica: un fenomeno storicamente radicato nel Mezzogiorno e spesso nascosto dietro un certo e ancora diffuso modo di intendere l’educazione da parte delle famiglie e non solo. Una patologia sociale, riconfermata dall’ultimo episodio di cronaca in ordine di tempo, quello dei due alunni di Caposele, che penalizza l’istruzione dei giovani e di conseguenza la formazione della forza lavoro che verrà, e che testimonia quanto ancora ci sia da lavorare per garantire diffusamente il diritto-dovere all’istruzione. Ma quanto incide sulla regolarità complessiva del ciclo di studi? A giudicare dai dati del Servizio Statistico del Ministero della Pubblica Istruzione, tanto. O meglio, tantissimo. E soprattutto in Campania, che primeggia – espressione quanto mai infelice – nel numero di abbandoni e nel gap d’istruzione medio giovanile.
L’analisi del Ministero (riferita all’anno scolastico 2006/2007) è quanto mai eloquente. Una vera e propria sentenza, con questi numeri: la percentuale di giovani (dai 18 ai 24 anni) con la sola licenza media e non più in formazione, nel 2007 è in Campania pari al 28,8 per cento, con un preoccupante incremento di 3,9 punti rispetto al 2006. Peggio di noi solo la Val d’Aosta (29,5 %) unica regione settentrionale nelle prime cinque posizioni. A seguire infatti ci sono la Sicilia, con un rotondo 26 per cento, la Puglia, che si attesta sul 23,9 per cento, e la Sardegna al 21 per cento. Vanno peggio le cose in fatto di abbandoni alle scuole secondarie di secondo grado, dove la Campania, sempre nel periodo 2006/2007, è prima assoluta con circa 7500 ‘ritirati’ (di cui quasi 3500 già al primo anno). Seguono le ‘solite’ Sicilia e Puglia, rispettivamente con circa 6000 e 4500 abbandoni, e a sorpresa la Lombardia con una cifra di poco superiore alle 4mila unità. C’è da precisare che l’indagine tiene conto anche della rinuncia al corso di studi per l’iscrizione presso altro istituto, ma proprio in riferimento al divario nord-sud il documento sottolinea come diverse siano le dinamiche che influenzano il fenomeno nei due contesti territoriali. Nell’Italia settentrionale infatti si lascia la scuola perché spesso il forte sistema economico-produttivo rappresenta una forte attrattiva per l’ingresso precoce nel mondo del lavoro, mentre al meridione resta il basso profilo socio-economico la base atavica del problema. E a rincarare la dose c’è anche il trend nazionale che vede invece l’Italia ridurre progressivamente nel complesso il divario dalle altre nazioni europee. Sotto questo aspetto, infatti, il grado d’istruzione del Bel Paese si sta allineando a quello di Germania, Francia e Gran Bretagna. In sintesi migliora il tasso in Italia ma peggiora nella nostra regione. E questo in beffa anche agli interventi politici comunitari (fondi strutturali) e nazionali (Pon) che hanno destinato e continuano a destinare specifiche risorse per il superamento del dilemma scolastico in tutto il meridione e quindi anche in Campania.
Entrando infine nel dettaglio provinciale, non è disperata la situazione in Irpinia. Avellino e Benevento hanno il più basso tasso regionale di abbandoni, attestato sullo 0,7 per cento. Segue Salerno (1,2 per cento) e più staccate Caserta (2,4 per cento) e Napoli (2,6 per cento). Gli ‘anni critici’ delle superiori sono il primo ed il terzo, dove in Irpinia l’indice sale rispettivamente all’1,2 e all’1 per cento. Interessante, sempre per il 2006/2007, anche il dato sulle bocciature: in provincia di Avellino è pari al 10,8 per cento a fronte del 15,3 totale della Campania. Sono stati bocciati al primo anno circa 14 studenti su 100, 10 al secondo e quasi 9 nel terzo e quarto anno. I più ‘somari’? Gli alunni della provincia di Napoli, con una percentuale del 17,7 per cento. Solo nel primo anno nel territorio partenopeo i respinti sono stati pari ad uno studente su quattro. Sapere che i ‘cugini’ se la passano peggio non deve in ogni caso ridimensionare il problema educazione. L’Irpinia è storicamente una fucina di menti, ma è anche terra caratterizzata dalla cosiddetta fuga di cervelli. Se è vero che i migliori se ne vanno, a maggior ragione gli altri non vanno tralasciati. E’ impensabile discutere di ripresa socio-economico-culturale senza l’autonomia derivante da una solida e diffusa base d’istruzione per le future generazioni. (di Eddy Tarantino)

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