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Secondo la Giunta dell’U.C.P.I., la documentazione trasmessa dalle toghe irpine “… rende evidente la sussistenza di problematiche afferenti il funzionamento interno e l’esercizio dell’attività dell’Ufficio della Procura della Repubblica di Avellino, che si riflettono sui rapporti con l’avvocatura e con gli Uffici Giudicanti, generando uno scontro destinato ad incidere pesantemente sulla corretta amministrazione della giustizia; emerge in particolare un uso improprio e incontrollato degli organi di stampa da parte di detta Procura o comunque dalla medesima implicitamente avallato, una scarsa armonia nei rapporti fra il Capo dell’Ufficio e taluni dei suoi sostituti ed una conseguente difficoltà di coordinamento dell’attività dell’ufficio, la totale assenza del necessario rispetto delle decisioni dell’organo giudicante, gravi problematiche di gestione del carico di lavoro e di smaltimento dell’arretrato, una evidente conflittualità nei rapporti fra la Procura della Repubblica e la locale Avvocatura, sfociata da ultimo in un esposto a firma del Procuratore della Repubblica diretto alla Procura della Repubblica di Roma e nella conseguente aspra reazione della locale Camera Penale; emerge inoltre una scarsa trasparenza dell’operato dell’Ufficio di Procura, cui comunque il medesimo è tenuto in quanto organo della amministrazione dello Stato”.
“Tale disinvolto rapporto con i mezzi di informazione, purtroppo non infrequente – continua il deliberato – al di là delle intollerabili conseguenze sopra segnalate, sottende peraltro una concezione delle giurisdizione del tutto estranea al nostro assetto costituzionale così come a quello di ogni altro ordinamento democratico: in essa il ruolo dell’autorità inquirente si connota per l’essere depositaria di una verità che basta a sé stessa e non tollera confutazioni e la funzione degli organi della giurisdizione svilisce a semplice conferma, con ciò negandosi radicalmente la funzione stessa del processo ed il principio di autorità della decisione giudiziaria”.