Sanità – Scandalo stipendi, D’Ercole: “Licenziamento in tronco”

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“Un comportamento inqualificabile ed assurdo. Dopo dopo aver fatto 30 e 31, hanno pensato bene di arrivare anche a 32”. Bolla così, in maniera durissima, Francesco D’Ercole, capo dell’opposizione in Consiglio regionale, il comportamento dei vertici Asl della Campania, che pur non avendo raggiunto gli obiettivi di contenimento della spesa sanitaria nelle rispettive Aziende, hanno ritenuto di attribuirsi, in maniera del tutto autonoma, sia il premio di 30mila euro promesso dal Governo a quanti fra loro questo obiettivo lo avevano centrato e di aumentarsi lo stipendio fino al tetto massimo di 154mila euro previsto dal contratto nazionale. “Mi domando – continua D’Ercole – in quale Paese al mondo, un manager che dipende da un’amministrazione pubblica e che, per altro nello specifico dei dirigenti delle strutture sanitarie, deve la propria posizione, non tanto ai meriti personali, quanto alla propria appartenenza politica e, dulcis in fundo, il cui stipendio è a carico della collettività, può decidere di aumentarsi lo stipendio e di attribuirsi premi di produzione, senza dare conto a nessuno”. “Tanto più – aggiunge – che, alla luce delle condizioni in cui si dibatte la sanità regionale, piena di debiti e che – salvo poche apprezzabili eccellenze professionali e strutturali – denuncia disfunzioni, precarietà ed approssimazioni, tali da consigliare piuttosto che l’attribuzione di premialità, il licenziamento in tronco di tutti i vertici”. “A questo punto – sottolinea ancora D’Ercole – nel mentre da un lato chiediamo l’azzeramento delle due scandalose delibere del coordinamento interno dei manager che prevedono aumento di stipendio e premi, dall’altro pretendiamo che l’assessore Angelo Montemarano dica effettivamente come stanno le cose. Lui dice di non saperne niente, ma i diretti interessati sostengono che la decisione gli era nota ancora prima che la delibera diventasse operativa. Chi dice la verità, i manager o l’assessore?”. “E comunque – conclude D’Ercole – dopo questa ennesima scandalosa vicenda, dicano il vero o mentano, tanto i primi, quanto l’assessore, non possono più restare al proprio posto. I primi perché hanno dimostrato poco rispetto del consiglio e della Giunta stessa che, per ridurre i costi, avevano deliberato la riduzione dei loro stipendi ed anche perché, con questa decisione, hanno dimostrato che, per loro, prima della salute dei cittadini, contano le ragioni della loro busta paga; il secondo perché continua a gestire la sanità, senza alcuna trasparenza ed ancora minore correttezza”.

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