S. Michele – A scuola partono le riprese di “Uno di noi”

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Presso la Scuola Secondaria di I grado di San Michele di Serino sono iniziate le riprese di “Uno di noi”.
I temi affrontati con particolare interesse ed impegno sono: “Il bullismo” e “La disoccupazione”. Il gruppo di ragazzi partecipanti al Pon “La comunicazione attraverso il linguaggio cinematografico” dopo aver ideato il soggetto e creato la sceneggiatura si sono suddivisi i compiti davanti e dietro la macchina da presa, seguiti dal giovane regista Alberto De Venezia, in qualità di esperto esterno, coadiuvato nell’attività didattica dalle docenti (tutor) Miriam Marinai e Rachela Gallo.
Il gruppo operativo del PON, diretto dalla Dirigente scolastica Ivana Giorgetti è costituito dal Direttore dei Servizi Amministrativi Grazia Rodia dai docenti Wanda Della Sala (referente per la valutazione) e Massimiliano Frullo (facilitatore).

De Venezia com’è fare un laboratorio di cinema in una scuola?
“L’introduzione nell’ambito scolastico di linguaggi diversi riesce a legare aspetti cognitivi e aspetti emozionali degli allievi, che si mostrano attivi e partecipi, dando vita a percorsi operativi atti a verificare abilità e competenze nella cinematografia”.
Quali finalità ha un PON sul linguaggio cinematografico?
“Nello svolgimento delle varie attività si valorizza sempre il lato positivo presente in ogni corsista, fornendo tecniche e metodologie nell’ambito della comunicazione, capaci di contribuire alla crescita culturale e sociale”.
E i ragazzi come vivono questa esperienza?
“I corsisti partecipano con entusiasmo, facendo registrare evidenti miglioramenti nella socializzazione, nello sviluppo e nel potenziamento delle capacità espressive e creative. Riflettendo sui vari problemi della società odierna, che oscilla tra inquietudini e speranze, l’attenzione si posa sui temi attuali del “Bullismo” e della “Disoccupazione”, che toccano da vicino il mondo dei ragazzi”.
Ancora una volta in un tuo lavoro racconti di un emarginato, questa volta ad emarginarlo sono i bulli…
“Ormai l’atteggiamento aggressivo e prepotente del “bullo”nei confronti dei compagni più deboli ed indifesi rappresenta un fenomeno di violenza molto diffuso. Il bullo si sente forte, perché è appoggiato dal gruppo dei compagni, dal “branco”. Il bullismo è un fenomeno che va eliminato, perché è un comportamento antisociale, no compatibile con i principi democratici ispirati ai valori dell’altruismo, della cooperazione, della lealtà, della solidarietà”.
Cosa fare per combattere questo dramma giovanile?
“Si deve diffondere nei giovani la cultura della legalità per prevenire la violenza e poter guardare con fiducia al futuro, maturando quella coscienza critica di cittadini responsabili e consapevoli delle proprie azioni”.

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