S. Angelo dei L. – Un Tribunale centro di cultura e di… Storia

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Sant’Angelo dei Lombardi – (di Antonio Porcelli) – L’intervento più lungo è stato del Procuratore della Repubblica, dr. Antonio Guerriero. Il collaudato ed esperto magistrato con oltre 25 anni di attività alle spalle e con significativi successi nella lotta alla camorra e alla delinquenza in genere, è stato il “sale” della giornata. Da “irpino” e “figlio di avvocato irpino” ha puntato diritto al cuore dell’importante cerimonia di inaugurazione della nuova sede del Tribunale con l’esortazione, il messaggio e l’invito rivolto ai tanti presenti che hanno affollato l’Aula Magna ed in particolare al Ministro della Giustizia, Clemente Mastella e il Vice Presidente del C.S.M. Nicola Mancino. La domanda finale e la richiesta del Procuratore, in nome e per conto degli umili, dei cittadini e dell’Alta Irpinia intera, di fronte alle ingiustizie e alle angherie, è stata: “…ci sarà pure un giudice a Sant’Angelo dei Lombardi”. Interrogativo sempre attuale per la minaccia di soppressione dei Tribunali definiti minori. Una ricca storia quella del Palazzo di Giustizia santangiolese che è stata progressivamente oscurata dalle modifiche determinate dalla lenta ed inesorabile dissoluzione dell’economia delle popolazioni delle aree definite montane ed interne e con le successive soppressioni di fondamentali preture mandamentali. Sant’Angelo dei Lombardi, la “Città dei Servizi”, il paese più distrutto dall’onda sismica dell’80 con circa 600morti e case rase al suolo, lancia la sua sfida. Attraverso i servizi: della sanità, amministrativi e della giustizia. La risposta dello Stato, presente in massa in Via Petrile ieri mattina nella patria di De Sanctis, di Palatucci e di tanti uomini importanti della politica e della vita sociale ed economica italiana, non si è fatta attendere. Al tavolo della presidenza, il Ministro Mastella, il Vicepresidente del CSM, Mancino. Accanto all’equilibrio e alla saggezza dei due importanti esponenti del mondo politico e della Giustizia, il dr. Rocco Carbone Presidente del Tribunale, l’avv. Bruno Salzarulo Presidente del Consiglio Ordine Avvocati, Vincenzo Galgano Procuratore Generale della Corte di Appello, Raffaele Numeroso Presidente della Corte di Appello, il Procuratore Guerriero e il primo cittadino di Sant’Angelo dei Lombardi, Antonio Petito. Ed è stato il sindaco ad esprimere la gratitudine agli ospiti affermando il ruolo guida del paese per la capacità e la mobilitazione sempre evidenziata nella salvaguardia degli uffici e dei tanti servizi erogati secondo standard di efficienza dagli operatori della giustizia locale. Il Presidente Carbone si è soffermato sulla tutela del “solco desanctisiano” inteso come valorizzazione della Giustizia da esplicarsi come certezza del diritto. Carbone sinteticamente, ha difeso il “piccolo” Tribunale, presidio che necessita di servizi e di…attenzioni per essere avamposto della tutela dei diritti della gente. L’intervento di Guerriero, centrale nei contenuti e nelle proposte, evidenziate nel libro – raccolta delle parti più significative della prima cerimonia svoltasi nel lontano 27 febbraio 1976, è stato incentrato sulla difesa dell’avamposto Giustizia di Sant’Angelo, punto di cultura per l’intera zona e sulla tenacia della popolazione che rappresenta la vera ricchezza del territorio. E’ toccato all’emozionato avvocato Bruno Salzarulo attestare con la cerimonia dell’inaugurazione, “il certificato di esistenza in vita”, come testimonianza della storia del passato e le attese del futuro. Salzarulo ha parlato della “triste telenovela” delle tentate soppressioni e con tecnica sopraffina ha evidenziato un dubbio e orse una proposta: “Un Tribunale per essere tale abbisogna di un minimo di 14 magistrati… Vale la quantità oppure la qualità?”. Dubbio legittimo da consegnare ai Legislatori. Il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati ha poi reso omaggio a due santangiolesi doc, Lorenzo De Vitto e Ciccio Quagliariello, tenaci difensori del Tribunale seppur da differenti posizioni ideologiche. Si sono poi succeduti il dr. Ciafardini a nome della Magistratura Associata ed i Presidenti Galgano e Numeroso. Puntuale l’intervento del vicepresidente Csm, Nicola Mancino che ha prontamente “girato” alla politica il tema dei Tribunali “minori”. Per l’ex senatore di Avellino, il…problema non esiste, motivando con un esempio che se “a Montevergine non si può fare l’Abate perché mancano i monaci, resta sempre l’Abazia…”. Il tema quindi dell’esistenza in vita, dipende da fattori geografici, dalla politica e dalla funzione necessaria di essere baluardo della Giustizia nelle zone di frontiera. Chiaro e coinciso, Mancino ha poi toccato i tasti dell’indulto e dell’amnistia. In particolare, dell’80% del “Parlamento che ha votato a favore dell’indulto”, ma ora “occorre saper gestire con equilibrio i riflessi e il futuro”. Il vicepresidente del CSM è stato molto attento a non avventurarsi nei delicati meandri della politica, ma da irpino ha promesso di battersi affinché i “baluardi della giustizia rimangono al proprio posto”. Infine il Ministro della Giustizia. Mastella ha messo in evidenza i sei mesi della sua attività e l’attenzione posta alla riqualificazione del personale, alla questione giustizia ricevuta…dal passato che oggi è “una questione istituzionale”. Sulle sollecitazioni ricevute sulla sopravvivenza dei piccoli Tribunali, il Guardasigilli si è così espresso: “Non sono per la vita e non sono per la morte. La questione complessiva della Giustizia, intesa come un bene della Comunità, va risolta con il contributo di tutti ed in modo equo”. “La mia idea – ha affermato Mastella – è quella della ripartizione delle spese tra il Ministero, le Province, etc, ognuno per le proprie competenze con impegni finanziari, diciamo al 50%”. E poi, senza sottovalutare l’esistenza di tanti Tribunali, “… in Piemonte attualmente ci sono ben 17 strutture”, si è impegnato entro dicembre a “discutere con tutti per arrivare ad una riforma, anche se ho familiarità con le origini”. E sorridendo ha ammesso: “De Mita, nonostante tutto…resta sempre il maestro…il mio maestro”. Sull’indulto, prendendo spunto dall’attualità degli ultimi avvenimenti: “E’ il parlamento che ha deciso con l’ottanta per cento. Non ritengo che i mali della società sono da collegarsi alla legge appena approvata. Molti danni provengono dall’indeterminatezza della pena, i modelli sbagliati, la scarsa attenzione alle politiche giovanili, la lentezza della macchina giudiziaria con le sue depressioni psicologiche, le mancate risorse, le tante prescrizioni e i garantisti delle prescrizioni…”. Smentendo poi i dati apparsi sull’indulto (c’è grande confusione) e sull’aumento degli atti criminali negli ultimi tempi, Mastella si è impegnato ad “ascoltare tutti, ad aumentare i fondi per la Giustizia, potenziando gli organici, (annunciando 530 nuovi posti nel settore penitenziario), ma a distinguere chi tenta il “soprassalto nei confronti del Titolare della Giustizia come è accaduto a Milano”, da chi “esplica il proprio dovere con dedizione e grande senso delle istituzioni”.

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