Rotondi e De Mita sulla stessa poltrona:”Dedicato a Sullo”

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Le stilettate tra Fiorentino Sullo e un giovane Ciriaco De Mita non sono mai mancate. A distanza dagli anni ruggenti della Democrazia Cristiana, Ciriaco De Mita ritorna a parlarne durante il convegno organizzato a S.Andrea di Conza dal comitato Balena Bianca retto da Alfredo Tarullo su “La lezione di Sullo, tra memoria e futuro’.
Un momento di confronto, dichiarazioni al vetriolo, ricordi che vedono protagonista non solo l’ex presidente del Consiglio, ma anche l’ex ministro Gianfranco Rotondi, che si ritiene l’ultimo democristiano sulla faccia della terra insieme al suo amico di tante battaglie Franco De Luca.
Un convegno di due ore frutto di un capolavoro di intelligenza politica, testimonianza di un passato e di un futuro ricco di dettagli, sguardi, parole, gesti, che raccontano non solo di una provincia irpina nata a pane e politica ma anche uno spaccato d’Italia.

Al fuoco di domande di Angelo Polimeno della Rai, di Gianni Festa del Quotidiano del Sud e del presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli, i “duellanti” De Mita e Rotondi seduti dopo 25 anni sulla stessa poltrona da buon democristiani dicono e non dicono, svelano segreti e anche aneddoti ai più sconosciuti.

LA NASCITA DELLA DC E L’ESSERE DEMOCRISTIANO
“La provincia di Avellino non ha mai avuto una attrazione popolare neanche subito dopo la caduta del fascismo, qui non fu terreno fertile, con il trascorrere degli anni si è avuto una progressione continua fino ad arrivare al 53% del 1983” – sono le prime parole di Ciriaco De Mita che spiega anche come è diventato democristiano: “solo per caso, non nel senso sbagliato del termine. Ho cominciato presto a far politica, ero nel comitato antifascista”. E l’incontro con Sullo come avvenne? “Mio padre era per Scoca, ma Sullo mi colpì per come parlava, vivace dentro e lo sostenni. Cresco con Sullo con convinzione, Bianco invece no, respirava area di perbenismo stile Scoca”.
Gianfranco Rotondi, invece “mi sento un democristiano non per caso, la mia famiglia era socialista, ed oggi continuo ad esserlo nonostante non c’è la Dc. De Mita è la Dc” Del rapporto con Fiorentino Sullo, l’ex ministro berlusconiano annuncia: “era compagno di scuola di mia mamma e ci avvicinammo a lui. Sullo lo caratterizzava una statura autentica del professore. Non ha mai detto una cosa che riguardasse il passato, aveva una caratteristica di avere l’occhio rivolto al futuro, un uomo di governo più che di partito”.

L’ODIO RECIPROCO DE MITA-SULLO
Antico e ampiamente motivato. Lo scrive anche Giorgio Bocca: “nelle elezioni del ’58 Sullo, padrone assoluto della Democrazia Cristiana in Irpinia, appoggiò la candidatura di De Mita fino al sabato vigilia delle elezioni; ma quella sera i suoi uomini lo silurarono. Del resto Fiorentino Sullo non ha mai fatto mistero della sua concezione monarchica della politica, lo ha detto perfino nei comizi: «Alla Democrazia Cristiana dell’Irpinia basta un rappresentante». E non c’era bisogno che aggiungesse il nome. De Mita ricambiò il favore in maniera esemplare: nel ’68 gli portò via il partito”. A riprendere il passo prima citato è il giornalista Polimeno di RaiUno che chiede spiegazioni a De Mita: “non credo che non mi volesse far eleggere ma non si impegnò per questo. Sullo non aveva un buon rapporto con l’opinione pubblica”.

DE MITA-BERLUSCONI-ROTONDI
De Mita ne prende le distanze in modo categorico, spiegando anche l’incontro con l’imprenditore milanese: “Non ci sono mai andato d’accordo, lui venne a salutarmi, di una simpatia unica. Berlusconi pensava alla propria libertà imprenditoriale più che a quella collettiva. Lo feci incontrare con Biagio Agnes per alcune situazioni editoriali, trovarono anche una intesa. Dopo qualche giorno mi chiamò Agnes dicendomi che su ciò che avevano concordato alla fine non si era fatto nulla e Berlusconi era bravo sempre a scaricare le colpe sugli altri e che lui non sapesse mai nulla”.> Gianfranco Rotondi si avvicina a Berlusconi non attraverso a Buttiglione ma tramite Piccoli. “Mi prese subito in simpatia il Cavaliere ed oggi sono ancora al suo fianco”. Ma sia De Mita e Rotondi sono restati entrambi vittima di una barzelletta berlusconiana: “per convincere (De Mita) e per ingraziarsi (Rotondi) sul credo democristiano disse che aveva molte zie suore”.

DE MITA-RENZI-ROTONDI
L’attuale premier non gode della fiducia di nessuno dei due. Per De Mita: “E’ uno scout, fa una opera buona, non ha mai fatto a tempo di diventare democristiano. Il pensiero democristiano è una cosa seria, pensate a De Gasperi non ad altri. Il ragazzo di Firenze sta nel Pse con i voti dei democristiani, una aberrazione inaudita”. “Mi viene l’orticaria solo a pensare di essere partiti da Sullo per giungere a Renzi”, lapidario il commento di Rotondi che aggiunge: “apertura di credito fatta a Berlusconi non ci sarà per Renzi”

IL FUTURO DIVISO TRA POPOLARISMO E CLASSE DIRIGENTE
Rotondi è maggiormente convinto che il partito da grandi numeri è ancora possibile: “Lo scudocrociato non deve essere esposto come uno stemma di famiglia, non sembra dia più supplemento ma va arricchito di contenuti: va ricostruito il partito italiano come la Dc perché oggi i partiti hanno solo il carisma del capo”.
De Mita invece:” la stagione della Dc è finita e oggi c’è chi vuole sostituirla scegliendo il peggio, sono state distrutte le Istituzioni. L’unica cultura che rimane è quella popolare il resto non c’è nulla. Mi sono candidato a sindaco poiché voglio ancora testimoniare la presenza della Dc. Nessun partito ha questo riferimento. Abbiamo sconvolto l’universo. Le primarie non sono un mezzo utile. Le classi dirigenti ci sono quando hanno un pensiero, trovatemelo oggi tra le nuove generazioni”.

LA TRATTATIVA STATO-MAFIA VISTA DA DE MITA
“il presidente Napolitano non c’entra con questa storia. Al magistrato ho raccontato quello che sapevo. Non ho da aggiungere altro”.

GIANNI LETTA – MUSSOLINI E IL PENSIERO DI ROTONDI
“Gianni Letta ha avuto più potere di Mussolini. Non deve ingannare la lettura che molti danno, il leader politico impartiva le direttive ma chi realmente gestiva con Berlusconi era Gianni Letta.

Al termine del confronto sono stati insigniti con il premio “Balena Bianca” per il giornalismo: Donato Bendicenti (Rai News), Andrea Covotta (Tg2), Angelo Polimeno(Tg1), Antonello Perillo (Direttore TGR Campania), Gianni Festa (Direttore Quoridiano del Sud), Franco Genzale (Direttore Prima Tv), Antonio Pascotto(TgCom), Carmelo Lopapa (La Repubblica), Amedeo Picariello (+News), Vittorio Amato (AdnKronos), Antonio Bravetti (Dire), Rossella Altamura (Giornalista), Angelo Agrippa (Il Corriere del Mezzogiorno), Alex Di Gregorio (Vignettista ‘La Discussione’), Pierluigi Melillo (Direttore TeleNostra), Luciano Trapanese (Direttore Otto Pagine) ha ritirato premio Elisa Forte, infine Nicola Santulli (Direttore Irpinia News) con la seguente motivazione “Il web, l’immagine e il racconto come testimonianza costante dello spaccato quotidiano interpretato con rigore ed equilibrio”.

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