Roma – Nicola Mancino: addio alla politica attiva

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Roma – Il senatore Nicola Mancino, eletto dal Parlamento quale componente del Consiglio Superiore della Magistratura, ha oggi accettato l’incarico attraverso una comunicazione pervenuta al Presidente della Repubblica e al Presidente del Senato. Trattandosi di un caso di incompatibilità, l’opzione a favore del Consiglio Superiore della Magistratura comporta dunque la decadenza di Mancino dal Senato, di cui ha fatto parte ininterrottamente per 30 anni: per dieci anni è stato Presidente di gruppo parlamentare, – un primato assoluto – Ministro dell’Interno e nella XIII legislatura Presidente del Senato. L’unico atto parlamentare compiuto da Mancino nella XV legislatura consiste nella presentazione come primo firmatario – insieme ai senatori dell’Ulivo Villone, Manzella Zavoli, Maccanico, Sinisi, Binetti – di un disegno di legge costituzionale di modifica dell’articolo 138 della Carta, che disciplina la procedura di revisione della Costituzione. “Ho accettato – ha dichiarato Nicola Mancino rivolgendosi agli elettori della provincia di Avellino – di far parte del Consiglio Superiore della Magistratura ed ho, perciò, predisposto le procedure per la decadenza da senatore della Repubblica, carica che ho mantenuto dal 1976 con crescenti consensi: trent’anni non sono pochi e proprio per questo il distacco dalla vita politica attiva non è indolore. Penso a quel patrimonio umano, che spontaneamente si è andato via via costituendo intorno alla mia persona, fatto di intellettuali, di ceto medio borghese e produttivo, di lavoratrici e lavoratori, di gente semplice, di giovani alle prese con i non pochi problemi emersi ed emergenti nelle nostre aree. Questo cospicuo patrimonio non si è mai trasformato in gruppo organizzato, ma si è sempre impegnato a favore della D.C. prima, del Partito Popolare, dopo, infine della Margherita senza interferire nel mio libero convincimento, culturale e politico. Nel confronto con le altre forze politiche ho sempre preferito il dialogo allo scontro nella consapevolezza di concorrere in tal modo a far prevalere gli interessi delle nostre comunità. La legge sul funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura impone – giustamente – la terzietà ed io, con l’insediamento nella nuova funzione, dovrò, perciò, rinunciare ad avere una tessera e a svolgere l’attività che per cinquantatre anni mi ha visto protagonista. Sono obbligato, sia pure con rammarico, a chiudere la segreteria, assentandomi dalla politica attiva, un po’ perchè così è scritto e un po’ perchè così deve essere. Un saluto particolare e un ringraziamento vanno a tutte le elettrici e gli elettori della mia provincia, alla città capoluogo, da cui ho avuto sempre grande solidarietà e convinto sostegno; ai dirigenti tutti della Margherita; ai responsabili di tutti gli altri partiti e movimenti politici presenti sul territorio; ai responsabili delle forze sociali e produttive, agli amministratori locali, ai consiglieri regionali, ai parlamentari, alle più giovani generazioni”.

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