Rifugi in Irpinia per la fuga del boss Aloia: perquisizioni e sei indagati dall’Antimafia

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AVELLINO- Ci sono anche quattro irpini tra i sei soggetti che avrebbero coperto la latitanza di Antonio Aloia, il quarantasettenne ras di Acerra accusato di essere uno dei killer che il diciassette dicembre scorso ha ucciso a Scisciano Ottavio Colalongo. Come emerso gia’ dal decreto di fermo di indiziato di delitto per omicidio, la staffetta che aveva condotto Aloia, all’epoca latitante, era partita da Mugnano del Cardinale, guidata dal cinquantaquattrenne Bernardo Cava, arrestato insieme ad altri sette presunti complici nelle fasi preliminari all’omicidio. Per cui era evidente che Aloia, latitante dall’agosto 2024, si nascondesse in Irpinia. L’ Antimafia ha disposto perquisizioni e sequestri di telefonini nei confronti degli stessi, indagati di favoreggiamento e procurata inosservanza della pena aggravata dal metodo mafioso. All’alba di ieri, contestualmente all’esecuzione dei decreti di fermo nei confronti degli otto indagati per il concorso nell’omicidio, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, hanno anche eseguito il decreto di perquisizione personale e telematico firmato dal pm antimafia Henry Jhon Woodcock nei confronti di sei indagati. Perquisizioni scattate a Mercogliano, Avellino e Manocalzati.
IL PIZZINO NELLA TASCA DEL LATITANTE CATTURATO E LE INDAGINI DEI CARABINIERI
Due degli indagati, una donna ed un uomo di Mercogliano, sono finiti nel mirino dell’Antimafia a seguito dell’arresto del boss latitante avvenuto il 25 dicembre a Gricignano, dove i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna avevano bloccato Aloia all’interno di un appartamento. Un pizzino con due indirizzi, uno di Mercogliano e l’altro di Pietrastornina. Dalle indagini e’ emerso che all’indirizzo di Mercogliano risiedono i due indagati, quello di Pietrastornina era stato affittato da uno dei due. Verosimilmente per ospitare e fornire un “luogo sicuro” al latitante. Il terzo indagato avrebbe invece raccolto una busta che dalla zona nolana era destinata ad Aloia. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, il 20 dicembre scorso, quindi pochi giorni prima dell’arresto, avrebbero accertato lo scambio avvenuto a Mugnano del Cardinale. Il quarto indagato avrebbe coperto tra Manocalzati e Atripalda, la fuga del latitante prima che si spostasse per il delitto avvenuto il 17 dicembre. Saranno ora gli accertamenti su quanto sottoposto a sequestro dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna a stabilire la presenza di indizi alle accuse nei confronti dei quattro residenti in Irpinia che avrebbero coperto la fuga di Aloia. Un dato di rilievo nelle vicende criminali legate a “Tonino o cinese”, ovvero Antonio Aloia, c’è l’arresto avvenuto nel giugno del 2006 tra Candida e Manocalzati, dove si nascondeva durante la latitanza. Per cui la provincia di Avellino per gli inquirenti avrebbe costituito una base di partenza per Aloia anche grazie al legame con il clan Cava. Aerre