Si riporta la nota di Costantino D’Argenio, Responsabile Cittadino – PRC, e di Arturo Bonito, Segretario Provinciale Partito della Rifondazione Comunista – Federazione Irpina
La città di Avellino si trova oggi stretta in una morsa soffocante, ostaggio di una recita a soggetto dove i protagonisti cambiano maschera ma non copione. Il declino del capoluogo ha una genesi chiara e due responsabili speculari, ovvero Gianluca Festa e il Partito Democratico.
È necessario ristabilire la verità storica e politica. Gianluca Festa non è un’anomalia del sistema, ma il suo prodotto più compiuto. Il “festismo”, con i suoi metodi clientelari e la gestione personalistica della cosa pubblica, è figlio legittimo della cultura politica del PD irpino.
Non c’è discontinuità nei metodi, né nel personale politico, lo dimostrano i cascami della successiva amministrazione Nargi, che altro non sono se non la continuazione di quel modello sotto nuove spoglie. I maldestri tentativi di riavvicinamento tra questa area e il PD avvenuti a fine consiliatura confermano che si tratta di una lite in famiglia per la gestione del potere, mai di una divergenza di visione per il bene della città.
Non possiamo non notare una contraddizione di fondo nell’atteggiamento del Movimento 5 Stelle. A Salerno i 5 Stelle insieme a civici e forze progressiste annunciano un percorso “serio, solido e condiviso” per costruire un’alternativa a De Luca, parlando di “partecipazione, trasparenza e qualità dell’azione amministrativa” e della necessità di restituire “dignità e futuro” alla città. E qui ad Avellino? Qui il silenzio assordante lascia spazio a ben altre interlocuzioni. Assistiamo a un evidente doppio registro dove a Salerno costruiscono un fronte per cambiare radicalmente, mentre nel capoluogo irpino sembrano invece attendere l’ok del Partito Democratico per sedersi al tavolo delle spartizioni.
Se a Salerno è giusto e necessario battere il sistema, chiediamo ai 5 Stelle: perché per Avellino vale una regola diversa? I cittadini meritano risposte, non geometrie variabili.
Se a Salerno è giusto e necessario battere il sistema, chiediamo ai 5 Stelle: perché per Avellino vale una regola diversa? I cittadini meritano risposte, non geometrie variabili.
Non possiamo rassegnarci alla “coazione a ripetere” che vede Avellino condannata a scegliere tra il peggio e il meno peggio. Rifondazione Comunista si rivolge a tutte le forze di alternativa, ai movimenti civici, al mondo del lavoro e a chiunque non accetti questo declino programmato.
Lanciamo il cuore oltre l’ostacolo, superiamo i veti incrociati e le piccole rendite di posizione, presentiamoci alla città con il meglio delle nostre intelligenze e con un programma di rottura che metta al centro i beni comuni, il lavoro dignitoso e la trasparenza.
Le nostre proposte per Avellino sono concrete. Vogliamo una città dove la partecipazione popolare sia reale, con bilancio partecipativo, referendum cittadino e consulte per Ccittaini con disabilità e stranieri. Dove il lavoro pubblico sia valorizzato con assunzioni stabili nei servizi sociali, superando le cooperative esterne e garantendo la rotazione dei dirigenti.
Diciamo no al consumo di suolo con l’obiettivo cemento zero, chiediamo il completamento della bonifica dell’Isochimica e l’istituzione di un Parco della Memoria per le vittime dell’amianto. Vogliamo restituire alla città i suoi spazi culturali: la Dogana, il Cinema Eliseo, il Casino del Principe e il centro Samantha della Porta devono tornare ad essere luoghi pubblici di aggregazione e cultura. Sul fronte della mobilità, chiediamo il ritorno del mercato in Piazzale Irpini, la valorizzazione della metropolitana leggera e il completamento dell’elettrificazione ferroviaria Salerno-Avellino-Benevento. Infine, proponiamo una svolta etica e sociale con il dimezzamento delle indennità di sindaco e assessori per destinare 600-700mila euro l’anno alle politiche sociali, l’apertura del consultorio familiare e del centro per l’autismo, ambulatori di quartiere e una fiscalità comunale progressiva che allevi il carico sulle fasce più deboli.
Diciamo no al consumo di suolo con l’obiettivo cemento zero, chiediamo il completamento della bonifica dell’Isochimica e l’istituzione di un Parco della Memoria per le vittime dell’amianto. Vogliamo restituire alla città i suoi spazi culturali: la Dogana, il Cinema Eliseo, il Casino del Principe e il centro Samantha della Porta devono tornare ad essere luoghi pubblici di aggregazione e cultura. Sul fronte della mobilità, chiediamo il ritorno del mercato in Piazzale Irpini, la valorizzazione della metropolitana leggera e il completamento dell’elettrificazione ferroviaria Salerno-Avellino-Benevento. Infine, proponiamo una svolta etica e sociale con il dimezzamento delle indennità di sindaco e assessori per destinare 600-700mila euro l’anno alle politiche sociali, l’apertura del consultorio familiare e del centro per l’autismo, ambulatori di quartiere e una fiscalità comunale progressiva che allevi il carico sulle fasce più deboli.
Chiediamo un consenso che rompa gli schemi, puntando dritti al ballottaggio per liberare Avellino da decenni di gestione spartitoria.
È il momento di scegliere tra la conservazione del sistema e la dignità di una città che merita di tornare a respirare.

