Rifiuti – I ‘formicolii’ di un popolo: tutto ebbe inizio 14 anni fa

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Rifiuti: tutto ebbe inizio quattordici anni fa.
Quattordici anni di corsi e ricorsi storici. E la protesta riparte laddove è iniziata. In Alta Irpinia con il provvedimento della Gazzetta ufficiale numero 120 del 23 maggio. Precisamente da Pero Spaccone, il sito sull’altopiano del Formicoso individuato dal governo, insieme a contrada Pustarza a Savignano Irpino, come seconda discarica.
Fu proprio sull’altopiano che nel 1994 le comunità dell’Irpinia d’Oriente alzarono le barricate per impedire alle ruspe di passare. Donne con lo scialle e con i forconi in attesa dell’alba e dell’arrivo dei poliziotti. Giorni che hanno segnato e rafforzato la tempra degli ‘altirpini’, davvero una sorta di etnia nel complesso mosaico della terra di De Sanctis e Dorso. C’erano tutti: sindaci con le fasce tricolore, presidenti di Comunità Montane, bambini, giovani, adulti e in particolare le donne a difesa del granaio dell’Irpinia successivamente divenuto sede del più grande campo eolico europeo. La difesa del territorio avvenne con scontri e qualche tafferuglio con la polizia che richiamarono l’attenzione dell’intera nazione. Al punto tale che il commissariato per l’emergenza rifiuti ebbe un ripensamento. Il pesante fardello fu lasciato ricadere su un’altra discarica ormai storica dell’Irpinia: Difesa Grande. Ma dopo anni di ‘rifiuti’ la popolazione arianese decise di insorgere e il 10 marzo 2004 il Tricolle bloccò l’ingresso di Cardito. Manifestanti, istituzioni e associazioni si strinsero intorno ad uno striscione che ha davvero fatto la storia dei rifiuti in Irpinia: GIRATEVI!
Ma il capitolo Difesa Grande ha avuto il suo epilogo nell’ordinanza di sequestro emessa dalla magistratura.
Da Ariano il passo verso Savignano Irpino fu breve. Località Ischia – era il 2005 – divenne scenario di scontri. I cittadini elessero la vecchia fornace a zona militare per difendere un territorio che ‘aveva già dato’. Giorni di tensione, rabbia, scontri… scene che l’Irpinia aveva già vissuto e che si ripresentavano con cadenza sistematica quasi a voler rinfrescare un destino già segnato. Poi una lunga pausa. Un sospiro di sollievo e la coscienza che il problema, con il tempo, si sarebbe ripresentato. Perchè i rifiuti non hanno mai dato tregua. C’era bisogno di una discarica. Ce n’è sempre stato bisogno. Era solo una questione di tempo.
E venne l’ora di Contrada Pustarza.
Inutile soffermarsi su episodi che, in una contingenza o nell’altra, in un posto o nell’altro, hanno segnato l’intera popolazione. Quanto è accaduto a Pustarza è solo il revival di cose già viste e già sentite.
Ed oggi tutto torna.
Ad Andretta, nel cui territorio ricade l’area di Pero Spaccone, e nei vicini comuni di Bisaccia, Lacedonia e Vallata, oggi come 14 anni fa, è di nuovo mobilitazione: sindaci e cittadini, sostenuti da ambientalisti e comitati civici non hanno lasciato margine di dubbio su quanto sta per accadere. “Quando arriveranno, troveranno un muro di popolo. La linea dura scelta dal governo, con la militarizzazione dell’emergenza rifiuti, non ci spaventa”.
La tensione è alta mentre si discute sulle forme operative della protesta alla cui testa si schierano i sindaci, Angelo Antonio Caruso di Andretta, Marcello Arminio di Bisaccia, Mario Rizzi di Lacedonia e Carmine Casarella di Vallata che intende adire le vie legali sostenendo l’incostituzionalità del decreto del governo.
Si organizzano ronde e vedette, pronte a dare l’allarme quando arriveranno camion e ruspe del commissariato e si ribadiscono le ragioni che fanno ritenere quella di Pero Spaccone, una scelta ‘scellerata’.
Certo è che le incongruenze del provvedimento appaiono evidenti. Fermo restando che nessuno intende scaricare su altri le proprie responsabilità, resta una domanda irrisolta: perchè due discariche in Irpinia?
E rimbomba nella testa della gente la dichiarazione di un ‘cittadino’ napoletano – di Chiaiano – che pur di risolvere il problema rifiuti attraverso la Rai ha invitato i vertici a portare la ‘monnezza’ in montagna, in particolare ad Avellino e Benevento.
Alla fine, caro concittadino e sventurato come noi utente campano, la doppia ‘condanna’ ricade sulla provincia che produce il minor quantitativo di rifiuti dell’intera regione.
Come se ci fosse la gente di serie A e di serie… C. Senza comprendere che il problema riguarda l’intero territorio campano con le sue ‘provincializzazioni’ e con l’immondizia che non viene registrata all’ufficio anagrafe. Per cui ognuno si gestisca la propria!

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