Rider: tutto quello che c’è da sapere sulla professione del momento

Rider: tutto quello che c’è da sapere sulla professione del momento

18 Marzo 2021

Sfrecciano in bici o in motorino e supportano una rete di consegne a domicilio che, solo nell’ultimo anno, ha avuto un incremento del 46%. Sono i lavoratori del food delivery, più noti con il termine di rider, la categoria di fattorini su due ruote che si è diffusa con la progressiva espansione delle piattaforme di delivery.

Una professione che, grazie a orari più elastici e alla possibilità di affiancare al lavoro altre attività, oggi rappresenta il simbolo del lavoro flessibile, ma sempre più spesso al centro di numerosi dibattiti in tema di tutele.

Tuttavia, anche se il modello adottato dai colossi del food delivery è attualmente sotto la lente di ingrandimento e nei prossimi mesi potrebbe condurre alla formulazione di tutele di legge mirate a ridurre il dumping salariale, oggi quella dei rider è una professione inquadrata nella categoria dei lavoratori autonomi di conseguenza, chiunque voglia esercitarla nel concreto deve provvedere all’apertura della Partita IVA.

Fondamentale, in questo caso, la consulenza di un commercialista esperto, che può aiutare questa fetta di lavoratori a selezionare il regime contabile più adatto e ad adempiere a tutti gli obblighi fiscali.

Rider, perché conviene il Regime Forfettario

Nel caso specifico dei rider, il regime contabile più indicato è il Regime Forfettario: un regime agevolato, che semplifica le operazioni contabili e assicura una serie di vantaggi di natura burocratica ed economica.

Nello specifico, chi sceglie il regime forfettario per consegne a domicilio può avere accesso a una tassazione IRPEF molto più bassa. Si parla di un’imposta sostitutiva ridotta, pari 5% per i primi cinque anni e del 15% dal quinto anno in poi, a fronte di una percentuale che oscilla dal 23% al 43% per chi aderisce al Regime Ordinario.

Per accedervi, naturalmente, è importante la rispondenza ad alcuni specifici requisiti, che devono essere tali non solo all’ingresso nel regime di vantaggio, ma anche nel prosieguo dell’attività. Il rider, in particolare, deve rientrare all’interno di un limite di fatturato annuale pari a 65.000 euro, aver sostenuto costi per i beni strumentali non superiori a 20.000 lordi, compresi i compensi per dipendenti e collaboratori.

Regime Forfettario per fattorini: le semplificazioni

La disciplina IVA per il regime forfettario permette di ottenere una serie di agevolazioni, come quella che dispone la non applicabilità dell’Iva in fattura.

Questo fa sì che il rider possa sempre offrire le proprie prestazioni a un costo ridotto rispetto a quello dei colleghi al di fuori da tale regime, in quanto su queste non va a gravare l’imposta sul valore aggiunto; inoltre, si è esonerati dall’obbligo di registrare le fatture emesse, i corrispettivi e gli acquisti, nonché dalla presentazione della dichiarazione annuale IVA.

L’altro grande vantaggio per i rider che accedano a questa forma di regime contabile è quello di poter percepire il 100% dei compensi, senza alcuna trattenuta: i ricavi, infatti, non sono soggetti a ritenuta d’acconto e non è richiesto l’inserimento di questa voce in fattura. In aggiunta, il regime forfettario è accessibile senza alcun limite temporale e non prevede che i fattorini per le consegne rispondano a specifici requisiti di età.

Una serie di benefici non da poco per questa categoria professionale, oggi composta non soltanto da giovanissimi rider – perlopiù studenti universitari o ragazzi alla loro prima occupazione – ma anche da individui di età avanzata che hanno trovato, nel mestiere di fattorino, una sorta di air bag sociale.

Rider e contributi INPS

Un’ultima questione ma di ampia rilevanza, sulla quale quindi vale la pena soffermarsi, è quella relativa al versamento dei contributi INPS da parte dei rider.

I fattorini per le consegne a domicilio, in particolare, così come accade per quelle categorie di lavoratori non inquadrate in un albo specifico, devono iscriversi alla cosiddetta Gestione Separata INPS, che prevede il versamento di una percentuale di contributi, pari al 25,72% sulla base imponibile.

Il vantaggio, in questo caso, è quello di non dover versare una quota fissa annuale e indipendente dal fatturato, come invece accade per altre categorie di lavoratori.