Regione – Il consiglio approva l’accordo per rilancio di Pomigliano

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Napoli – Il Consiglio Regionale della Campania, presieduto da Paolo Romano, ha concluso il dibattito sull’accordo firmato da Fiat e dalla maggior parte dei sindacati sul futuro dello stabilimento automobilistico di Pomigliano D’Arco e sul complessivo comparto automobilistico della Campania.
In Consiglio è presente anche il Sindaco di Pomigliano D’Arco, Lello Russo e i rappresentanti di alcuni sindacati. I gruppi del PdL, Pd (quest’ultimo ha presentato anche una mozione integrativa volta a sottolineare la fondamentale salvaguardia dei diritti dei lavoratori e che “la gravità della crisi occupazionale non può essere il varco per conculcare i diritti dei lavoratori”), Caldoro Presidente e Pse, hanno presentato una mozione che sottolinea che l’accordo sottoscritto tra le organizzazioni sindacali e i vertici di Fiat è una condizione necessaria per rilanciare lo stabilimento di Pomigliano D’Arco, così come lo è l’esito positivo del referendum nel quale confidiamo, nell’ottica di una regione che faccia convivere incentivi e un nuovo modo di fare impresa, attraverso la costruzione di un nuovo welfare che contemperi modernizzazione e solidarietà. In Consiglio è stato presentato anche un emendamento a firma del capogruppo del PdL, Fulvio Martusciello, e del capogruppo di Noi Sud, Sergio Nappi, con il quale il Consiglio chiede al Governo, a Fiat e alle parti sociali che si giunga in tempi rapidi a un piano industriale per l’intero comparto automobilistico della Campania; un emendamento è stato presentato anche dal consigliere Pietro Foglia dell’Udc affinché venga posta in essere ogni iniziativa per rilanciare le produzioni FMA di Pianodardine ed Irisbus di Flumeri, entrambi in Irpinia.

“Per l’Udc, la vicenda Pomigliano deve essere tenuta distante dagli aspetti politici perché il lavoro non è né di destra né di sinistra, soprattutto in una regione afflitta da problemi seri che vede decine di operai e lavoratori essere espunti tutti i giorni dal mondo del lavoro e dalla quale i giovani devono scappare via per trovare lavoro” – ha sottolineato il consigliere dell’Udc Pietro Foglia, secondo il quale “la Fiat di Pomigliano D’Arco non avrebbe potuto proseguire la propria produzione senza un piano di rilancio della produttività”. Per Foglia “vanno chiariti i rapporti con l’industria affinché questo accordo sia il percorso per uscire definitivamente dalla crisi, ma la Fiat va salvata a qualunque costo perché perderla significherebbe perdere il settore automobilistico dopo averne persi tanti altri”.

Il capogruppo di Noi Sud Sergio Nappi ha evidenziato che “la crisi globale ha determinato pesanti ripercussioni sociali ed economiche in Campania e nel Sud Italia, basta leggere, infatti, i dati della cassa integrazione che, nel 2010, ha visto un incremento del 70% di ore fruite da parte dei lavoratori. Alla luce di ciò, correre il rischio di una ulteriore deindustrializzazione sarebbe un colpo che la Campania veramente non può permettersi, pena l’emarginazione economica e sociale. Per questo – ha proseguito Nappi – abbiamo ritenuto che questo dibattito andasse esteso da Fiat a tutto il comparto auto, a cominciare dalla provincia di Avellino, sede di diverse fabbriche automobilistiche e interessata da un indotto di cinquemila unità, per la quale la perdita del settore automobilistico avrebbe ripercussioni sociali drammatiche. Per questo, Noi Sud propone che venga definito un piano industriale per l’intero automobilistico campano. Su Pomigliano – ha proseguito – occorre senso di responsabilità, occorre svestirsi dell’ipocrisia e mantenere il livello di occupazione nella nostra regione”.

Il consigliere del Pd Rosa D’Amelio ha sottolineato che “gli operai di Fiat sono costretti a partecipare al referendum di domani e a dire sì perchè l’accordo proposto è sotto forma di ricatto, perchè non accettarlo significa la chiusura di Pomigliano, ed è penalizzante per alcuni diritti fondamentali dei lavoratori. Proprio oggi, l’ex presidente del Consiglio dei Ministri, Prodi, ha ricordato che, tre anni fa, l’ad di Fiat Marchionne fece un esperimento chiudendo lo stabilimento al fine, poi, di rilanciarlo. Dopo tre anni, siamo tornati nelle stesse condizioni e senza garanzia sul futuro”.

Il Presidente della Regione Stefano Caldoro ha evidenziato che “la giunta regionale sostiene la necessità del ruolo centrale dello stabilimento di Fiat di Pomigliano nel comparto automobilistico della Campania. Un comparto dove migliaia di lavoratori, a tutti i livelli, esprimono una grande professionalità e che sono una nostra ricchezza. E’ evidente che c’è una dinamica europea nazionale e mondiale di un’azienda, come la Fiat, che decide di valorizzare l’impianto di Pomigliano per una strategia aziendale globale, che si inserisce in un sistema di mercato che impone la competitività. In Campania vanno difesi i diecimila posti di lavoro, tra diretto e indotto – ha sottolineato il presidente della Regione – ed è evidente che questo deve essere l’obiettivo di questo dibattito, delle istituzioni e della politica. Siamo alla vigilia del referendum dei lavoratori – ha proseguito – e dovremo rispettare la scelta dei lavoratori che sono sovrani nel giudizio sull’accordo sottoscritto dai sindacati. Se l’azienda ritiene di investire settecento milioni di euro in Campania, significa che punta sul nostro Paese e, al di là della dietrologia, questa scelta ci aiuta, guardando al bacino del Mediterraneo come centro di sviluppo dell’economia del quale la Campania può essere protagonista”.
Il presidente Caldoro si è, poi, soffermato sui punti cruciali dell’accordo, evidenziando che “le questioni fondamentali di tutela dei lavoratori, dalla malattia al diritto di sciopero, saranno i sindacati a vigilare sulla corretta attuazione dell’accordo, attraverso il soggetto deputato al controllo”.
Sul ruolo della Regione, “abbiamo già previsto un’azione degli assessorati alle attività produttive e al lavoro al tavolo della trattativa e del rilancio dell’azienda – ha spiegato Caldoro – ed un’azione di integrazione al reddito e di sostegno ai percorsi formativi, in una logica di recupero del rilancio aziendale e di recupero dei lavoratori usciti dal processo produttivo. Questo è il primo momento dell’intervento regionale, quello necessario ed immediato; poi, c’è quello delle infrastrutture e degli investimenti, sul quale la Giunta si impegnerà al pari ma che, come è noto, ha un impatto meno immediato”.

Infine il Consiglio Regionale ha approvato a maggioranza, con il voto contrario del gruppo di Italia dei Valori e dei consiglieri del Pd Corrado Gabriele e Angela Cortese, la mozione, presentata dai gruppi di maggioranza e opposizione, che considera “l’accordo una condizione necessaria per rilanciare lo stabilimento di Pomigliano D’Arco” e ritiene che “lo stesso accordo abbia necessità della legittimazione democratica dei lavoratori attraverso il referendum del 22 giugno”. La mozione è stata integrata con la proposta del consigliere dell’Udc Pietro Foglia e dei consiglieri Fulvio Martusciello (PdL) e Sergio Nappi (Noi Sud) tendente ad impegnare il Governo nazionale e regionale a dare vita ad un piano industriale per rilanciare l’intero comparto automobilistico in Campania.
Il Consiglio ha, invece, respinto a maggioranza (hanno votato a favore i gruppi dell’opposizione e il consigliere della Destra, Carlo Aveta), la proposta integrativa della mozione proposta dal gruppo del Partito Democratico tendente a sottolineate che “la gravità della crisi occupazionale rende eccezionale l’accordo, ma non può essere il varco per conculcare i diritti dei lavoratori”.

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