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D’Ercole: “Dpefr, una fotografia, senza prospettive”
“Stiamo soltanto ponendo le premesse per l’istituzione di un nuovo rituale. Come l’anno scorso, anche quest’anno la giunta ci presenta il documento di programmazione economica e finanziaria regionale che dovrebbe dettare gli indirizzi della prossima finanziaria regionale, ma non ce ne chiede l’approvazione. Quindi, possiamo discuterne, ma non apportarvi alcun correttivo. E già questo è un dato negativo”. Ha esordito, così, il capogruppo regionale di Alleanza Nazionale, nel suo intervento nel dibattito in aula sul Documento di programmazione economico finanziario regionale. “A parte questo, però – ha continuato – è il documento in sé che non convince, non può convincere. Manca di strategie ed obiettivi specifici, utili, da un lato, ad orientare la legge finanziaria e, dall’altro, a verificarne i risultati alla scadenza. A conti fatti, un documento che fotografa l’esistente, tra l’altro riferendosi a dati nazionali per avere qualche possibilità, sia pur minima, di valutazione in positivo degli avvenimenti dell’ultimo anno, ma priva di qualsiasi visione prospettica sul da farsi”. “Ci lamentiamo – ha proseguito – della mancanza degli investimenti esteri in regione, ma in questo documento non si rileva cosa si intende fare per attirarli. Non si sottolinea, ad esempio, l’esigenza di avere un’autorità unica, in grado di decidere degli investimenti, in tempi compatibili con quelli dell’economia, il che allunga i tempi di relizzabilità dell’investimento e, quindi, finisce inesorabilmente per ostacolarlo”. “Di più – ha sottolineato – siamo di fronte ad un documento che non dice quali siano le strategie che si intende perseguire per aiutare la Campania ad uscire dal tunnel in cui, in questi dieci anni, di quasi costanti arretramenti è andata ad infilarsi. Arretramenti che sono la conseguenza delle diseconomie esterni alle aziende che in Campania ancora persistono e che rappresentano, checchè se ne dica, la dimostrazione più lampante del cattivo uso che in questi dieci anni, abbiamo fatto dei fondi europei. Sia in termini di utilizzo quantitativo che qualitativo”. “E ci sono – ha aggiunto – altri due aspetti che sarebbe stato giusto affrontare in questo documento; quelli legati alla sicurezza ed alla burocrazia. Perché se in mancanza della prima è inutile sperare nell’arrivo dalle nostre parti di capitali d’investimento, fino a quando i 4/5 del bilancio serviranno soltanto a coprire la spesa corrente, si continueranno a sotrarre risorse ed enerrgie agli investimenti e, quindi, allo sviluppo”. “Inutile aggiungere – ha concluso D’Ercole – che fino a quando piani strategici e documenti economici saranno costruiti su questi criteri, sarà inutile parlare di costruzione di un futuro per la nostra regione. Purtroppo!”.